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Oggi è la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia: due storie di ordinaria discriminazione

Ideata da Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’homophobie, la prima Giornata internazionale contro l’omofobia ha avuto luogo il 17 maggio 2004, a 14 anni dalla storica decisione del 17 maggio 1990 di rimuovere l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali da parte dall’Organizzazione mondiale della sanità. Nel 2007, in seguito ad alcune dichiarazioni di autorità polacche contro la comunità LGBT, l’Unione europea ha istituito ufficialmente la giornata contro l’omofobia sul suo territorio. Nel 2009 la campagna IDAHO viene incentrata sulla transfobia, ed in particolare sugli atti di violenza contro le persone transgender. Il nome ufficiale diventa pertanto Giornata Internazionale contro l’omofobia e la transfobia (International Day Against Homophobia and Transphobia). Nel 2015 viene aggiunta anche la bifobia negli obiettivi della campagna. Di seguito riportiamo due storia recenti di discriminazione.


Ottobre 2020 – Verona, Italia

Dopo 15 anni assieme, avevano deciso di unirsi civilmente verso i primi di dicembre. Conosciuta la bella notizia, gli amici intimi si sono subito felicitati con i due. Diversamente è andata in famiglia. Questo perché a unirsi non erano un uomo e una donna ma due uomini omosessuali, Antonio e Davide (nomi di fantasia), rispettivamente di 59 e 48 anni. «La reazione della mia famiglia è stata violenta e severa perché teme il giudizio della gente» racconta Antonio, uno dei due uomini protagonisti di questo amore ostacolato. L’uomo, scrive L’Arena di Verona, pensa però che dovrebbe essere altro di cui la propria famiglia dovrebbe aver paura: «Non teme però di perdere l’affetto di un figlio. Sono gay da quando ero adolescente, ho visto mio padre piangere quando se ne accorse, ma abbiamo tirato avanti per decenni in qualche modo. Il matrimonio è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso del loro perbenismo». Antonio una volta buttato fuori di casa ha deciso di rivolgersi all’avvocato Matteo Tirozzi, che ha inviato una diffida ai parenti. «Nemmeno il doppio intervento delle Forze dell’ordine è risultato risolutivo, tanto che il mio assistito è stato costretto a trascorrere tutta la notte nel plateatico della villa nella speranza vana di poter prima o poi entrare…», scrive il legale.

Col passare del tempo il clima in famiglia non è migliorato, anzi, il contrario. Si sono susseguiti una serie di episodi di violenza e vere e proprie minacce come quella di uno dei fratelli di Antonio: «Se sposi quell’uomo, ti ammazzo». Chiaramente l’omofobia è di famiglia. Antonio, riporta il giornale veronese, racconta anche di un episodio gravissimo: «Ha cercato addirittura di investirmi con un furgone che usiamo in azienda per le consegne dei nostri prodotti». Continuando il racconto aggiunge: «Ho cercato riparo dietro a una colonna. Credevo che la sua rabbia fosse sbollita e solo a quel punto ho iniziato a camminare nel cortile mentre lui, mio fratello, vedendomi allo scoperto, ha ingranato la retromarcia del furgone cercando di travolgermi. Tanto che io, molto spaventato, ho iniziato a cercare un nuovo riparo e sono caduto per terra. Solo a quel punto mio fratello ha desistito e se n’è andato, naturalmente senza neppure soccorrermi».


Maggio 2021 – Bari, Italia

Lei è una ragazza di 18 anni di Bari, omosessuale. A qualcuno, però, il suo orientamento sessuale non sta bene. Tanto che ha sentito l’urgenza di insultarla. “Fai schifo, scimmia”, si è sentita dire la ragazza, “Morite, depravati, vi brucerei nei forni”. Le minacce sono arrivate via social, partite in chat e proseguite con telefonate anonime e insulti. Sono andati avanti per giorni, sempre più pesanti: “Pensa te che merda avere una figlia come te – ha dovuto leggere la 18enne – Ti avrei infornato il giorno stesso in cui me lo avresti detto”. “Fate schifo, suicidatevi, tutti nelle camere, bruciati”, questo il tenore degli insulti ricevuti. Tutto ciò è accaduto proprio a ridosso della celebrazione della giornata internazionale contro l’omolesbotransfobia (il 17 maggio), e nei giorni in cui in Italia si chiede a gran voce l’approvazione del ddl Zan, il disegno di legge anti-omofobia che prevede aggravanti specifiche per i crimini d’odio contro omosessuali, transessuali, donne e disabili.
“La decisione di denunciare deriva dalla necessità di far sentire meno soli tutti colore che subiscono insulti omofobi – fa sapere la ragazza – Io ho un bel rapporto con la mia famiglia, ma qualcun altro avrebbe reagito molto male a tutto questo odio: è bene che la gente sappia cosa subiamo ancora nel 2021”. Ci sono state anche degli scambi al telefono, fra la persona che minacciava e la vittima: “Tu mi hai scritto, io non ti ho fatto niente sostanzialmente”, ha detto la ragazza. La risposta dell’uomo è stata raggelante: “Beh, esisti. Tua madre doveva prendere la pillola, evidentemente ha lasciato stare. Scelta errata”. E ancora: “Esistono solo maschio e femmina, le altre sono depravazioni mentali”. La 18enne ha provato anche a invitare lo sconosciuto a scendere in piazza a Bari il 15 maggio, per la manifestazione a sostegno del ddl Zan. La chiusura dell’uomo lascia sbigottiti: “Non so se questa malattia è trasmissibile”.

Fonte: La Repubblica

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