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Usa, le prospettive della sinistra indipendente dopo il voto

Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America, svolte il 3 novembre del 2020, hanno registrato la vittoria del candidato democratico Joe Biden, con più di 81 milioni di consensi prevalendo sul presidente uscente, il repubblicano “golpista” Donald Trump che si è fermato a 74 milioni di voti.

Le cinquantanovesime elezioni presidenziali sono risultate essere quelle con la più alta affluenza nella storia degli Usa dal 1900.

Oltre ai due principali candidati, lottavano per ottenere la terza posizione e per affermarsi come partito nazionale, il Libertarian Party con Jo Jorgensen e il Green Party con Howie Hawkins in ticket con Angela Walker, socialista e attivista per i diritti Lgbt, proposta alla carica di Vicepresidente.

Nel turno elettorale del novembre scorso, il Libertarian Party si consolida come terzo partito, ha ottenuto l’1,1% del voto popolare, presentandosi in tutti i collegi elettorali con un programma di impronta anarco-capitalista.

Hawkins, candidato del Green Party e del Left Unity, già co-fondatore del partito verde e tre volte candidato alla carica di governatore dello stato di New York, ha ottenuto un risultato modesto, pari allo 0,3% dei consensi, circa 400 mila voti.

Il Ticket presidenziale Hawkins- Walker nasceva dall’alleanza tra i diversi partiti della sinistra indipendente (tra questi anche il Socialist Party Usa), tanto che la campagna elettorale si è svolta in un insolito clima unitario tra le frastagliate sigle a sinistra dei democratici, con lo slogan della Sinistra Unita per la prima volta nella storia statunitense.

Nonostante la forte mobilitazione attorno alla candidatura verde e socialista, il risultato elettorale è evidentemente sotto le aspettative.

A distanza di alcuni mesi, negli incontri che hanno coinvolto le diverse sigle della sinistra anticapitalista americana, si sono individuate le cause principali della sconfitta, in modo da poter rilanciare, da subito, l’opposizione di sinistra contro la nuova amministrazione guidata da Joe Biden e Kamala Harris, che si apprestano a perseguire, in linea con il loro programma elettorale, politiche economiche di stampo liberista e una pericolosa politica estera interventista.

Il motivo principale dell’insuccesso elettorale del ticket Hawkins- Walker è riconducibile, secondo tutti gli analisti politici, alla forte polarizzazione venutasi a creare contro il pericolo autoritario rappresentato da Trump. Questo spiegherebbe il clamoroso aumento dell’affluenza, tanto più nel contesto degli Usa, dove la disaffezione dalla politica e dalle elezioni è purtroppo atavica.

Ha contribuito al risultato elettorale non positivo per la sinistra indipendente, anche la presenza non omogenea sull’intero territorio federale. Difatti, il Green Party era presente in poco più del 70% dei collegi elettorali e questo ha spinto ancora di più la dinamica del voto utile in favore dei candidati del partito dell’asinello.

Rimangono sullo sfondo le storiche debolezze della sinistra di alternativa ai due partiti del capitalismo americano: la scarsissima presenza sui media (in questo senso ho trovato molto apprezzabile la diretta social svolta da Hawkins nella notte elettorale con la presenza della Walker, della candidata verde alle presidenziali del 2016 Jill Stein e di diversi altri ospiti, interagendo direttamente con gli elettori che potevano intervenire. Un’iniziativa comunicativa che prosegue ogni settimana e che è possibile seguire dai canali social di Hawkins); la quasi totale assenza di fondi per la campagna elettorale e il conseguente oscuramento sul piano della comunicazione di massa.

Queste problematiche rimarranno anche nei prossimi anni, a causa del mancato raggiungimento delle diverse soglie elettorali che avrebbero permesso di ottenere l’accesso diretto alle prossime schede elettorali e la possibilità di usufruire dei cospicui finanziamenti (ad es. il 5 per cento complessivo avrebbe rappresentato il riconoscimento giuridico ed economico di partito nazionale).

Un altro fattore che spiega il risultato negativo ottenuto dai Verdi Usa è riconducibile alla concorrenza da parte dei Democratic Socialist of America, che operano una forma di entrismo nelle file del partito democratico, seppure alcuni circoli locali abbiano appoggiato il ticket della Left Unity.

I Dsa hanno eletto, nelle liste democratiche, un pacchetto di rappresentanti che siederanno in maggioranza e potranno lottare per ottenere dei risultati. Tuttavia, questa meritoria battaglia sembra persa in partenza perché né il presidente Biden, né il Dnc dem che controlla la linea del partito, condividono la piattaforma programmatica dei Dsa, quest’ultima molto più simile al programma presentato da Hawkins.

Dopo l’analisi di una sconfitta inevitabile, stante la forte polarizzazione del corpo elettorale, si deve pensare ad attuare le migliori strategie per rilanciare le battaglie eco-socialiste unitamente ad una forte opposizione sociale, a sinistra del partito democratico, nei comuni e nelle municipalità.

La volontà più volte affermata, anche nella notte elettorale, è quella di proseguire con il percorso di costruzione di un Partito Socialista ed ecologista, che sia popolare, viva nella società, nelle lotte e rappresenti le istanze dal basso. Un partito nazionale che “per una pace duratura richiede la sostituzione del capitalismo con l’ecosocialismo”.

All’insegna del Left Unity, si è determinati nel costruire un partito che abbia sezioni, circoli, luoghi dove coinvolgere nella linea politica e nelle mobilitazioni sociali i militanti in maniera stabile e lontana dall’idea del “partito leggero”, dal punto di vista organizzativo, tipico del modello Usa.

Come afferma, con enfasi, Howie Hawkins, occorre costruire un partito bottom up (dal basso verso l’alto) che viva di militanza e abbia degli eletti nelle assemblee locali, a differenza del modello top down (dall’alto verso il basso) dei due partiti dominanti negli Stati Uniti d’America.

Paolo D’Aleo

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