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Touadéra vince le elezioni ma la Repubblica Centrafricana è ancora in panne

La riconferma politica di Faustin-Archange Touadéra è avvenuta fra numerose incertezze, in parte già affrontate in questo primo articolo. Le elezioni del 27 dicembre 2020 si sono svolte in un clima di profonda inquietudine, con circa due terzi del paese controllato dalla Coalition des patriotes pour le changement (CPC), una coalizione di gruppi armati creata il 17 dicembre e diretta ufficiosamente da François Bozizé, e da altre milizie più o meno attive che vedono impegnate anche mercenari sudanesi e ciadiani.

A causa della posizione strategica del paese, situato nel cuore dell’Africa subsahariana, le elezioni centrafricane sono state le osservate speciali da molti capi di stato, anche occidentali, come Macron, spesosi per organizzare delle elezioni un minimo affidabili di concerto all’ONU.

Touadéra, capofila del Mouvement Cœurs Unis (MCU), ha raccolto 348.687 voti (53,92%) e ha preceduto di oltre il doppio delle preferenze il capo dell’opposizione ed ex primo ministro, Anicet-Georges Dologuélé, candidato dell’Union pour le renouveau centrafricain (URCA). Inizialmente appoggiato da Bozizé, Dologuélé ha infine ricevuto il benservito dallo stesso ex presidente. Martin Ziguélé, un altro ex primo ministro, ha altresì raggiunto appena il terzo posto con il 7,46% dei voti. Jean-Serge Bokassa, figlio del celebre dittatore che proclamò l’Impero Centrafricano, pur avendo ritirato all’ultimo momento la propria candidatura, si è classificato all’ottavo posto con l’1,39% delle preferenze. Bokassa ha fatto meglio dell’ex capo di stato della Transizione fra il gennaio 2014 e il marzo 2016, Catherine Samba-Panza, che ha superato di poco la soglia dei cinquemila voti complessivi, senza l’appoggio di alcun partito. Con un tasso di partecipazione attestatosi solo al 32,25%, la Corte costituzionale ha convalidato la vittoria di Touadéra il 21 gennaio 2021. In uno slancio di ottimismo, l’Autorité Nationale des Èlections (ANE) aveva inizialmente diffuso un dato rilevante, il 76,31%, per quanto riguardava l’affluenza: una stima vista poi al ribasso. Tuttavia, la legittimità delle elezioni, anche a causa dell’effettiva affluenza, è stata messa in dubbio dalla coalizione di opposizione COD-2020 che ha chiesto l’annullamento delle votazioni stesse. Oltre a quelle presidenziali, il 27 dicembre si sono tenute anche le elezioni legislative, il cui secondo turno, previsto per il 7 febbraio, non vedrà la partecipazione proprio di COD-2020. Il gotha dell’opposizione ha di recente divulgato un comunicato che non lascia spazio a dubbi: “Nonostante numerose irregolarità, frodi massive e violenze, la Corte costituzionale, proclamando i risultati definitivi del primo turno delle elezioni legislative, ha mostrato che le votazioni sono state una farsa. Inoltre, notiamo con stupore che nessun candidato dell’opposizione è stato eletto al primo turno e che solo uno ha avuto accesso alla seconda tornata. Il processo è completamente viziato e noi non possiamo legittimare una sciarada elettorale. Questa è la ragione per cui abbiamo concordato di ritirarci dal processo elettorale”.

Il punto è che, nonostante la presenza di United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in the Central African Republic (MINUSCA) e dei rinforzi russi e ruandesi, i gruppi armati sono riusciti ad impedire lo svolgimento regolare delle elezioni in circa 800 seggi su 5480. Solo nelle città più importanti, compresa la capitale Bangui, il voto si è svolto senza particolari problemi.

La situazione securitaria, tuttavia, non si è certo risolta con la fine delle elezioni; anzi, in qualche modo si è addirittura aggravata durante il mese di gennaio, con la proclamazione dello stato di emergenza il giorno 22 in seguito ad un attacco perpetrato nei confronti della capitale. “In seguito agli attacchi del 13 gennaio”, ha divulgato l’ufficio presidenziale, “lo stato di emergenza è decretato per permettere ai servizi di sicurezza, di difesa, alla polizia e alla gendarmeria di procedere ad arresti per urgenti motivi d’indagine senza richiedere l’autorizzazione del pubblico ministero la quale ritarderebbe un certo numero di cose nell’ambito delle indagini in corso. Il resto delle procedure si svolgerà normalmente: se ci sarà necessità di liberare una persona in capo ad alcune ore, lo faremo; se le indagini paleseranno invece che ci sarà bisogno di un prolungamento, seguiremo la normale procedura”.

Infatti, la Coalition des patriotes pour le changement, dopo aver conteso all’esercito e ai suoi alleati alcune città dislocate a nord-ovest e a sud-est di Bangui, come Bossangoa e Bangassou, si è spinta fino ad attaccare direttamente la capitale. Essendo Bangui molto ben difesa, l’assalto non aveva come obiettivo quello di conquistare la città ma di dimostrare a Touadéra in primis che i ribelli sono in grado di spostarsi da una città all’altra, soprattutto di notte, senza grandi difficoltà e di poter mettere sotto scacco addirittura la capitale del paese. Dopo aver attaccato un veicolo della MINUSCA in fase di ricognizione a nord di Bangui, i miliziani della CPC hanno concentrato la propria azione sul ponte PK9 per cercare di penetrare all’interno del perimetro della città. Altri scontri sono stati segnalati nei distretti PK11 e PK12 nonché nei quartieri di Pindao e di Damala e nella sottoprefettura della Prefettura di Ombella-M’Poko di Bimbo. Quest’ultima confina col quartiere di Damala, situato a sud-ovest rispetto al centro cittadino. In tutto, sono morti oltre trenta miliziani.

I “vicini di casa” della Repubblica Centrafricana sono, dal canto loro, sempre più inquieti: le strade di collegamento col Camerun sono sempre minacciate dagli attacchi dei ribelli e i territori limitrofi al confine con il Ciad sono instabili. Proprio il presidente del Ciad, Idriss Deby, sta cercando di assumere un ruolo da mediatore nell’intricata situazione centrafricana e ha recentemente avuto un incontro con Laurent Ngon Baba, presidente dell’Assemblea centrafricana. Al centro della discussione c’è stata anche la presenza di numerosi mercenari ciadiani fra le fila dei ribelli che combattono lo stato centrale di Bangui. Un secondo attore in grado di prendere in mano le redini di una fruttuosa mediazione è l’Angola, il cui emissario João Caholo è, dal dicembre 2020, segretario esecutivo della Conférence Internationale sur la Région des Grands Lacs (CIRGL), di cui fa parte anche la Repubblica Centrafricana. Un summit della CIRGL si terrà la prossima settimana e la situazione centrafricana sarà l’argomento principale. L’Angola, nello specifico, sta tentando un’azione di mediazione attraverso tre proprie personalità di rilievo: il presidente João Lourenço, il ministro degli Esteri António Téte e il presidente della commissione della Communauté économique des États de l’Afrique centrale (CEEAC), Gilberto Da Piedade Verissimo. Un ruolo prominente nella questione sarà preteso anche dal Ruanda, il cui presidente, Paul Kagame, ha inviato nel mese di dicembre una forza di protezione in quel di Bangui, in virtù di un accordo bilaterale. Per quanto riguarda le potenze occidentali, il governo centrafricano è sempre più vicino alla Russia, con la quale esistono accordi militari e commerciali, e sempre meno prossimo alla Francia che, però, non vuole perdere un tassello importante della Françafrique. La corsa per presentarsi al cospetto di Touadéra è appena iniziata.

Gabriele Sbrana

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