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Suicidio di un Parlamento

Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni e settimane rischia di essere la fine della democrazia parlamentare iscritta nei fondamenti della nostra Costituzione. E’ un fatto grave e merita di essere denunciato pubblicamente.

Non è certo il primo governo tecnico che si profila – quello di Mario Draghi – nella storia politica del nostro paese. Ma, se ci ragioniamo sopra, i governi tecnici sono apparsi a partire dalla scomparsa dei grandi partiti di massa: nel 1993 Ciampi inaugura una nuova formula governativa “commissariando” la politica e certificando che, nei casi di stasi parlamentare, ogni situazione diventa emergenziale e bisognosa di esecutivi che, di fatto, sospendono la democrazia parlamentare. Al contrario della prassi precedenti in cui non era vista come un dramma una crisi di governo e si poteva ricorrere a governi politici di minoranza e transitori (dai governi “balneari” a quelli “pendolari”).

Nel 1993 il mondo politico è travolto da Tangentopoli: non si discute la corruzione del sistema partitico – che c’era – ma quella saldatura giustizialista tra esponenti del terzo potere e i media, con la dissoluzione dei partiti che avevano scritto la Costituzione del 1948, era sospetta e continua ad esserlo: con Ciampi e dopo Ciampi (ad esempio con Dini) l’Italia svende tutte le aziende strategiche pubbliche – anche quelle in attivo – si liberalizza il mercato del lavoro, si tagliano pensioni e servizi essenziali (scuola, università, sanità, opere pubbliche) e ci si ingabbia dentro i parametri di Maastricht.

L’aula di Montecitorio

Nel novembre 2011, con una manovra dalla dubbia costituzionalità al limite del golpe bianco, Napolitano crea il terzo governo tecnico della nostra storia: il neo-senatore a vita Monti, ex commissario europeo, consulente di multinazionali e banche speculative responsabili della crisi finanziaria del 2008 (dalla quale, a quasi 13 anni di distanza, non siamo ancora pienamente usciti). L’economista realizza un programma fortemente neo-liberista – da Chicago boys nel Cile di Pinochet – facendo macelleria sociale, gettando in miseria centinaia di migliaia di famiglie e facendo inserire l’abominio del pareggio di bilancio in Costituzione senza avere la sensibilità politica (ma d’altronde non è mai stato un politico ma uno di quelli che ha detenuto il vero potere) di consultare il corpo elettorale su un punto così importante e limitante, avendo, con ogni probabilità, la paura che i cittadini avrebbero respinto tale riforma. Quasi tutti i partiti – Lega esclusa – appoggiarono Monti e il suo programma neo-liberista senza alzare un dito e questo favorì l’ascesa di forze populiste come i 5 stelle e la nuova Lega di Salvini.

Adesso, in una grave situazione finanziaria, sanitaria e sociale causata dalla pandemia di Covid, Matteo Renzi ha deciso di far cadere il non esaltante secondo governo Conte per arrivare esattamente ad un governo di commissariamento dell’Unione Europea che gestirà gli oltre 200 miliardi di euro dei fondi europei straordinari, ripartendoli tra i settori industrialmente interessati (non certo alle piccole e medie imprese e ai lavoratori autonomi) e gli amici di alcune corporazioni (amici anche dell’ex rottamatore sostenitore del ponte sullo Stretto). Per dare poi le briciole alla cultura, alla sanità, all’istruzione, alle politiche sociali, quel tanto che basta ad evitare rivolte. Portare le masse al minimo di sopravvivenza: se rileggete, cari lettori, “1984” di George Orwell, saprete certamente riconoscere le analogie: uno stato d’emergenza costante per garantire il potere ai dirigenti, che – da anni – non sono più i politici (scadenti) che siedono nei palazzi istituzionali ma sono corporazioni, multinazionali, organismi (come quelli dell’UE) non eletti.

Vi è stato un preciso piano politico-istituzionale per arrivare a questa soluzione: delegittimare ulteriormente gli eletti dal popolo, utilizzare le giuste obiezioni sull’impraticabilità di un voto anticipato immediato per spianare la strada a un governo non voluto in nessun modo dal corpo elettorale e subito (sempre che abbia una maggioranza stabile alle Camere) obtorto collo dai parlamentari. D’altronde l’esempio della Grecia ha fatto scuola e si sta ripetendo, in circostanze mutate ma non troppo dissimili, nel nostro paese: troppo grande per fallire senza portarsi dietro l’economia mondiale, quindi da controllare a tutti i costi con i metodi coercisivi.

Gli effetti della flat tax e del neo-liberismo

Chi meglio di Mario Draghi (il secondo Mario della lista dei “tecnici”) per compiere il completo svuotamento della democrazia italiana e rendere ancora più evidente il fatto che sono gli organismi europei (non eletti) a comandare e decidere a prescindere da cosa decidono i popoli in libere elezioni? Funzionario del Tesoro sotto Ciampi, collaboratore di Golman Sachs, Governatore della Banca d’Italia, Presidente della Banca Europea nonché membro e dirigente di una moltitudine di istituti a servizio del capitalismo neoliberista europeo e mondiale, Draghi è senz’altro uomo di grandi risorse e capacità, messe a servizio, secondo la mia opinione, del male dei nostri tempi: appunto un capitalismo (per la morale cristiana già intrinsecamente ingiusto e malvagio) nella sua variante più ripugnante, ovvero un neo-liberismo che guarda a una postdemocrazia plutonomica in cui l’1% più ricco dei vari paesi e del pianeta apertamente decide per tutti.

E’ un governo del Presidente scelto al di fuori della volontà parlamentare (ricordiamoci di quando re Vittorio Emanuele III nel 1915 forzò un Parlamento contrario alla guerra e spianò la strada non solo a quella grande tragedia ma al fascismo stesso), con numeri che saranno variegati, cangevoli e poco ampi. Sembra di rivivere gli ultimi anni della Repubblica di Weimar in Germania, quando dal 1930 al 1933 si susseguirono governi deboli, imposti dal Presidente Hindenburg al di fuori della volontà parlamentare, che governarono in maniera autoritaria con la decretazione d’emergenza. Nel 1932 vi furono due votazioni politiche che rilevarono (con dati diversi a distanza di pochi mesi) il fatto che il partito nazista (NSDAP) e il partito comunista (KDP) detenevano insieme la maggioranza dei voti nel paese e nel Reichstag ma, ovviamente, non potevano formare un governo assieme.

Composizione del Reichstag tedesco dopo le elezioni del luglio 1932

Con le dovute proporzioni (ma anche questo è un momento storico di emergenza e con un elettorato diviso e frazionato) quello che stanno facendo PD, 5 stelle e Lega non è molto diverso. Hanno la maggioranza ma sono inconciliabili, non possono formare maggioranze stabili, sono tutti colpevoli allo stesso modo dell’attuale stallo (mi piacerebbe dare l’intera colpa a Renzi ma non sarebbe onesto) e in questo modo si formano ulteriori gruppuscoli senza nemmeno un vero collante ideologico, il Parlamento è diviso e frazionatissimo e allora si chiama l’uomo forte che possa governare con decreti emergenziali e forti pressioni esterne alla volontà popolare (negli anni trenta erano i reduci della Grande guerra, gli industriali e i nazionalisti, oggi sono gli “europeisti” e le istituzioni dell’attuale UE). Tutto questo il 30 gennaio 1933 portò all’ascesa al potere di Hitler. Cosa porterà oggi all’Italia e all’Europa non sappiamo ma non può che farci preoccupare, renderci tristi ma anche spaventati per la dissoluzione della democrazia. Una Costituzione si può aggirare anche senza abrogarla (vedi Mussolini con lo Statuto albertino e Hitler con la Carta di Weimar, mai formalmente abrogati) ma gli effetti sono gravi e dirompenti e comportano una sempre maggiore distanza del popolo dalle istituzioni democratiche.

Questa situazione è chiamata da numerosi storici – tra cui voglio ricordare Giovanni Sabbatucci e voglio aderire anche io nel mio piccolo – suicidio di un’assemblea rappresentativa. Il voto per l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915, l’approvazione della legge Acerbo nel 1925, il passaggio del decreto dei pieni poteri nel Reichstag nel 1933, il conferimento dei pieni poteri al maresciallo Petain nel luglio 1940 sono tutti esempi tipici e intellegibili di suicidio di un’assemblea legislativa che conferisce pieni poteri ad un altro potere dello Stato (o a una persona) rinunciando alle proprie prerogative e a volte dissolvendosi. Quello che è successo nelle ultime settimane nel Parlamento italiano assomiglia in maniera inquietante a un suicidio di questa natura. L’abdicazione della politica a non fare più politica e a delegare i poteri legislativo ed esecutivo a soggetti estranei alla legittimazione costituzionale e popolare.

Concludo questo mio editoriale-sfogo, preoccupato e forse anche un po’ allarmista, ribadendo che non sono affatto contrario all’idea dell’unità europea che sarebbe davvero un sogno realizzato. Ma non credo affatto nell’attuale Unione Europea, oligarchica e anti-democratica, oppressiva verso i popoli. Una Unione Europea che non credo sia riformabile con gli attuali trattati. Che va, quindi, rasa al suolo per ricostruire. Una Unione Europea che, credo, sarebbe stata vista come un mostro autoritario da Giuseppe Mazzini e da tutti i padri dell’idea europea, una Unione Europea che assomiglia tanto alla Santa Alleanza dei sovrani contro i popoli e per nulla alla libera Federazione dei Popoli Europei che tanta parte ha nel pensiero mazziniano. Bisogna resistere all’autoritarismo, propagandare la democrazia, rigettare l’ingiustizia sociale e tutti i surrogati che tengono i popoli sotto il dominio di oligarchie economiche. Facciamoci forza e lottiamo, noi cristiani in prima fila.

Andrea Panerini

2 pensieri riguardo “Suicidio di un Parlamento

  • 4 Febbraio 2021 in 19:02
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    Condivido ogni parola, ma i miei timori sono anche maggiori. La nostra società è assai meno vitale di quella italiana del 1915. Questi ci schiacceranno senza che neppure una guerra venga a risvegliarci.

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  • 5 Febbraio 2021 in 01:07
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    La mossa politica di Renzi pare comandata dall’alto stile Boncompagni con Ambra Angiolini ai tempi di non è la rai. Francamente non vedo capacità di reazione nel paese, se non una per nulla auspicabile crescita del rigurgito autoritario.

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