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Le Chiese chiedono la rimozione di Bolsonaro in Brasile

BRASILIA (Brasile) – Una richiesta di impeachment contro il presidente Jair Bolsonaro per la gestione della pandemia, firmata da 380 esponenti delle chiese cristiane in Brasile, tra cui quella cattolica, anglicana, luterana, presbiteriana, battista e metodista, oltre a 17 movimenti cristiani. La notizia è stata pubblicata lo scorso 27 gennaio dall’agenzia ALC Noticias.

La motivazione principale di questa richiesta è legata, secondo quanto dichiarato dal pastore Romi Bencke, alla “totale assenza di iniziative governative per ridurre e contenere gli impatti della pandemia Covid-19”. La fine dell’ossigeno a Manaus – una notizia riportata da tutti i media del Brasile nei giorni scorsi – significa che “manca ossigeno all’intero Paese, che in questo momento ha una popolazione abbandonata perché abbiamo un governo che nega il diritto alla vita”.
Primo firmatario dell’appello è Inácio Lemke, il pastore luterano presidente del Consiglio nazionale delle Chiese cristiane del Brasile (Conic); il secondo Naudal Alves Gomes, della Chiesa episcopale anglicana. Tra i nomi noti, tra i cattolici, anche i teologi Loonardo Boff, Frei Betto, Agenor Brighenti, Marcelo Barros. Tra gli organismi, il Consiglio nazionale del laicato del Brasile (Cnlb), il Centro nazionale di fede e politica Dom Hélder Câmara, la Gioventù francescana; oltre a numerosi parroci, religiosi e religiose, operatori pastorali.

Due settimane fa, un appello era arrivato dalla chiesa luterana del Brasile, un manifesto di denuncia per chiedere interventi immediati e offrendo collaborazione.

Il Brasile è ad oggi il secondo Paese con il maggior numero di morti per coronavirus al mondo, dietro solo agli Stati Uniti, e il terzo nei casi, al di sotto di Usa e India. Lo Stato della Federazione più colpito dalla malattia, San Paolo, ha raggiunto nelle ultime 24 ore la cifra di 1.731.294 contagi e 52.170 morti.

La Colombia da oggi dovrebbe sospendere i voli da e verso il Brasile per 30 giorni come misura preventiva per scongiurare la diffusione della variante del nuovo coronavirus registrata in quel paese.

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