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Se questo è un padre: paga mercenario per picchiare a sangue il figlio gay

TORINO – Ha pagato un mercenario per spezzargli mani, braccia e gambe, un’altra per picchiare il suo compagno, l’ha offeso, e in quattro anni ha promosso ben undici cause: motivo, suo figlio, 43 anni, affermato chirurgo, era «finocchio», come gli ripeteva tra dispetti e minacce. Per questo un settantacinquenne torinese, libero professionista, ha patteggiato due anni di reclusione per stalking e lesioni aggravate, pena che ci appare del tutto insufficiente. Accuse di cui doveva rispondere anche nei confronti della moglie, dalla quale si era separato. «Non gli voglio bene e non lo odio, mi è completamente indifferente», racconta ora la vittima che vive felice con il compagno. Una notizia dolente per questo fine 2020, ma anche questa è ancora l’Italia del XXI secolo in una opulenta e «civile» città del Nord del paese, Torino.

Chissà se ora il padre è affaticato dalla guerra che ha iniziato dal 2016, contro la moglie, malata e scomparsa l’anno scorso, e il figlio: «Quando presentai il mio compagno, perché fino ai 23-24 anni uscivo con le ragazze, ci rimase male – racconta l’uomo – ma con quelle frasi di circostanza: “peccato solo per i nipotini”. Pensavo avesse superato il lutto, diciamo, invece no. Non mi ha mai accettato». Per questo l’ha tormentato: «Se fossi stato fidanzato con una ragazza, tutto questo non l’avrebbe mai fatto».

Se la miccia è stata la richiesta di separazione da parte della moglie, la dinamite è una foto «di un attore di fama internazionale, paparazzato sul terrazzo della casa in Costa Azzurra». C’è un problema, per il padre: «Quell’attore è palesemente gay». A questo si aggiungono i commenti del suo amico, al mare. Morale: «Mio papà cambia le serrature di casa che, tra l’altro, è mia». Da lì in poi, sarà un precipizio. Si comincia dai dispetti, nel novembre 2016: l’uomo afferra la moglie per i capelli e la scaraventa a terra, poi se la prende con il figlio, intervenuto in difesa della mamma. «Vi faccio spezzare le gambe» è la minaccia del violento padre. Nel frattempo si susseguono scherzi, che scherzi non sono: spegne la caldaia per far restare i due senza acqua calda, oppure stacca la corrente.

L’anno successivo dalle angherie si passa alle missioni punitive. È aprile quando il perbenista libero professionista commissiona a un tipo dai modi spicci di picchiare il compagno del figlio, che finisce al Pronto soccorso. Ce n’è anche per il figlio che per settimane viene pedinato da un altro uomo che avrebbe dovuto gonfiarlo di botte: «“Ti devo spezzare le mani e le braccia”, disse. Perché voleva mandarmi in rovina». Le mani sono essenziali per un chirurgo, quindi il desiderio è di rovinare vita e carriera al figlio. Il sicario però è preso da compassione e racconta tutto: simulando il pestaggio e mandando foto ritoccate per testimoniarlo. Lo stesso quando la missione è quella bucargli le gomme dell’auto.

Ormai per quell’uomo violento, senza amore e vendicativo quel figlio è una vergogna da cancellare, agli occhi di amici e parenti, dai quali però lo stesso figlio è accettato e invitato. Tenta di diffamarlo, anche, come ricostruito dai carabinieri, coordinati dal pm Elisa Pazé. Su Facebook, nel gennaio 2018 lo descrive come «un malato, che faceva uso di droga e abusava di bevande alcoliche». Oltre alle solite minacce: «La vendetta è un piatto che va consumato freddo». Invece di quella, ha avuto una condanna, piuttosto mite, anche se la battaglia continua: «Ora mio padre dice che il testamento di mamma è falso, ed è quello la colpa di tutto: peccato sia del 2019». Non si sentono più: «Solo tramite avvocati e quando gli chiesi di lasciarci in pace, perché mia madre stava malissimo, rispose: “Spero che moriate”».

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