web analytics

La giustizia ingiusta

Dopo oltre tre anni dobbiamo tornare sull’argomento della magistratura onoraria che da circa 15 giorni ha messo in moto una serie di azioni forti per sollecitare l’interesse del Governo. Ce ne eravamo occupati nel febbraio del 2017, segnalando non solo lo smantellamento da parte della riforma Renzi-Orlando delle sezioni lavoro dei tribunali, ma anche le inique condizioni di lavoro dei Giudici Onorari che quella riforma penalizzava pesantemente.

Da allora nulla è cambiato. Nonostante le numerose proteste, gli interventi parlamentari, un doppio cambio di governo, i Giudici Onorari continuano a lavorare occupandosi del 60% della giustizia sia penale che civile, dando così ai giudici professionali il tempo di occuparsi dei processi di maggiore rilevanza, ma continuano a non avere alcun tipo di tutela: sono pagati a udienza o a sentenza, non hanno ferie pagate, non hanno alcun tipo di previdenza, non hanno malattia pagata. Quest’ultimo è un problema particolarmente importante in periodo di COVID, poiché chi si ammala perde tutto, non può lavorare né mantenere la famiglia. Molti Giudici Onorari, bisogna ricordarlo, non svolgono alcun altro lavoro, ma sono impiegati a tempo pieno nei tribunali, la maggior parte di loro da oltre vent’anni. Sono perciò a tutti gli effetti dei Giudici che tutelano i cittadini che si rivolgono alla giustizia, ma non hanno per sé alcun tipo di tutela.

La Corte di Giustizia Europea si è già pronunciata in loro favore, dichiarandoli Giudici Europei che possono rivolgersi direttamente alla Corte, con tutti i diritti e le guarentigie di un Giudice. Vari Tribunali e TAR in Italia si sono pronunciati per riconoscere ai Giudici Onorari la posizione di dipendenti dello Stato, sia pure con contratti particolari a termine e di diritto privato, ma comunque con il diritto a previdenza, malattia e ferie dei lavoratori subordinati. Le sentenze però valgono solo per i Giudici che hanno promosso le cause, non per tutti.

In parlamento sono state presentate interrogazioni da varie forze parlamentari dell’opposizione, che chiedevano di utilizzare una minima parte delle risorse del Recovery Fund per risolvere la situazione dei 5.000 Giudici Onorari. Basterebbe infatti un importo relativamente basso, sicuramente minimo in relazione all’importanza dell’intervento, per assicurare a chi garantisce il funzionamento della giustizia in Italia, un trattamento economico sicuro e decoroso e le ordinarie tutele degli altri lavoratori.

Il Ministro della Giustizia ha però risposto negativamente affermando che “l’esistenza dei giudici onorari è legata alla finalità di contenere il numero dei togati pena la perdita di prestigio e la riduzione delle retribuzioni della magistratura professionale“.

Una risposta che ha suscitato la netta e forte reazione della magistratura onoraria: dal 4 di dicembre a Palermo due Giudici onorarie, entrambe donne, di 54 e 55 anni, sono in sciopero della fame; sabato scorso in tutta Italia sono stati organizzati flash mob di fronte ai Tribunali, con la partecipazione ordinata e compatta dei magistrati onorari che si sono presentati in toga con codici e una rosa, a cui sono arrivati messaggi di solidarietà da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati, sezione Toscana, e dal Presidente del Tribunale di Bologna. A Roma, davanti alla Corte di Cassazione, hanno dato il loro sostegno, partecipando al flash mob, i procuratori aggiunti Paolo Ielo e Antonello Racanelli, e il segretario di Area (corrente dell’Associazione Nazionale Magistrati) Eugenio Albamonte. A dimostrazione che la magistratura professionale comprende perfettamente il sostegno al sistema giudiziario che viene dato dalla magistratura onoraria.

L’unico che non pare capirlo è il Ministro, che però non si comprende che linea stia seguendo. Il suo principale obiettivo dovrebbe essere il miglior funzionamento possibile della giustizia, e non vi è dubbio che l’assunzione programmata di personale amministrativo per le cancellerie sarà certamente un aiuto, anche se non potrà arrivare a brevissimo. Del tutto ipotetico è invece l’annuncio dell’assunzione di un certo numero di magistrati togati: fra il bando di concorso e l’attribuzione delle funzioni ai vincitori intercorrono infatti circa cinque anni, necessari non solo per le prove concorsuali ma anche per i due anni di tirocinio senza funzioni che i neo giudici devono svolgere, affiancando i magistrati in servizio. Tra l’altro, se la preoccupazione del Ministro è di non incidere sul bilancio dello Stato, la sistemazione dei Giudici Onorari sarebbe certamente più economica dell’assunzione di pochi giudici togati, vista la enorme differenza di retribuzioni. Una promessa perciò che non potrà mantenere, in ogni caso non a breve.

Perciò risolvere il problema dei Giudici Onorari, garantendo così oltre alla loro soddisfazione anche la continuità e regolarità dello svolgimento dell’attività giurisdizionale dovrebbe essere un’obiettivo primario del Ministro. Tra l’altro se non saranno rispettate le direttive della UE sul punto, l’Italia va incontro ad una procedura di infrazione che costerà molto denaro in sanzioni. Il Ministro forse non ci ha pensato, ma in questo caso ci pare necessario ricordarglielo e chiedergli cosa pensa di fare.

Dal canto suo la Magistratura Onoraria non si fermerà: vive da anni una situazione di caporalato di stato, priva dei diritti costituzionali basilari riconosciute a ogni altro lavoratore, pronuncia sentenze “In nome del Popolo Italiano” smaltendo il 60% del contenzioso civile e penale e occupandosi anche di immigrazione, e non intende desistere dalla protesta, per ottenere tutto ciò che le spetta e che è giusto.

Ma con i ben tre governi che si sono succeduti e nulla hanno fatto, forse dovremo occuparcene ancora.

Silia Voltumna

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *