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Elezioni Usa, oltre i due candidati c’è vita. Hawkins unisce la sinistra indipendente

I principali mass media raccontano le prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America come una sfida tra due candidati. Questo è inevitabilmente vero a causa delle distorsioni sulla rappresentanza prodotto dal sistema elettorale maggioritario a turno unico. Tuttavia, altri candidati minori correranno per la Presidenza e per affermare la loro presenza politica.

Nella corsa elettorale degli Usa c’è una novità. Non riguarda i due candidati principali ma le forze minori, che con un sistema elettorale più democratico avrebbero pieno diritto di eleggere dei rappresentanti nelle Istituzioni, considerando che raggiungono anche percentuali sufficienti a superare le soglie di sbarramento più diffuse nel panorama elettorale europeo.

A contendersi il terzo posto troviamo il Partito Libertariano (anarco capitalista) e il Green Party che in queste elezioni ha costruito, per la prima volta nella storia statunitense, una forte alleanza con il Partito Socialista (SPUSA) e altri movimenti della sinistra indipendente.

La novità è rappresentata da Howie Hawkins nominato, nella corsa presidenziale, dalla Convenzione Nazionale del Partito dei Verdi e, in precedenza, dalla Convenzione Nazionale del Partito Socialista. In quell’occasione i delegati socialisti piuttosto che intraprendere una tradizionale campagna presidenziale, candidando un proprio esponente, hanno deciso di rispondere all’appello dell’unità della sinistra scegliendo Howie Hawkins.

Successivamente, nel luglio 2020, i Verdi hanno nominato vicepresidente un’esponente del Partito socialista, Angela Walker già candidata alla vicepresidenza nel 2016.

Questa decisione inedita e storica ha posto le basi per la presentazione del primo ticket presidenziale verde e socialista, che insieme al sostegno ricevuto da Solidarity, Socialist Alternative, Legal Marijuana Now Party of Minnesota e altri movimenti socialisti e Antifa, rappresenta lo sforzo elettorale più significativo per unire la sinistra indipendente nella storia degli Stati Uniti d’America.

Da una dichiarazione del SPUSA si conferma l’importanza dello sforzo unitario tra le forze alla sinistra dei democratici: “Attraverso questa campagna di unità senza precedenti è nostro compito dimostrare che la sinistra è capace di auto-rinnovarsi e andare oltre il settarismo del passato. Mentre altri rimangono impegnati nella capitolazione e nel fallimento nella politica del Partito Democratico, noi della sinistra indipendente dobbiamo dimostrare che il socialismo avanzerà solo al di fuori del sistema bipartitico capitalista e attraverso uno sforzo collettivo. Il ticket Hawkins / Walker non è l’ultima tappa di questo viaggio, ma l’inizio di una lunga battaglia”.

Per completezza dell’informazione bisogna aggiungere che oltre al ticket Hawkins/Walker, nell’ambito della sinistra socialista, è ben visibile la capacità di organizzazione dei Democrats Socialists of America (DSA) che praticano una tattica entrista nei confronti del Democratic Party, partecipando alle primarie con propri candidati.

Questa strategia ha portato, delle volte, all’elezioni di rappresentanti degli interessi della classe lavoratrice (la più nota è la deputata Alexandria Ocasio-Cortez) seppure all’interno di un partito che si colloca su una prospettiva liberal e non certamente socialista.

Tornando alla candidatura della sinistra indipendente, occorre delineare brevemente i tratti biografici dei candidati.

Howie Hawkins è un pensionato, precedentemente espressione della working class, da sempre si batte contro le elitè e lo strapotere dei potentati economici. Lo si trova impegnato da decenni nelle lotte sociali di New York per il diritto ad un lavoro dignitoso, il diritto alla casa, il diritto all’istruzione pubblica e ad un servizio sanitario nazionale pubblico, con la dirompente proposta del Medicare for all.

Hawkins ha parlato, per primo, di un Green New Deal, una riconversione verde della società e presenta come candidata vicepresidente Angela Walker, una donna socialista, afroamericana, una camionista, cresciuta in una famiglia operaia e da sempre nel vivo delle manifestazioni e delle mobilitazioni sociali in difesa, in particolare, dei diritti della comunità LGBTQI.

Il programma elettorale di Hawkins è molto radicale, la proposta principale è rappresentata dal Green New Deal che dia speranza e renda più giusta la prima potenza mondiale con la proprietà pubblica e la pianificazione nei settori dell’energia, della produzione e dei trasporti; una Carta dei diritti economici che garantisca a tutti i cittadini un reddito minimo al di sopra del livello di povertà che attanaglia milioni di cittadini Usa; il servizio sanitario pubblico; gli alloggi a prezzi accessibili per tutti; l’istruzione pubblica e di qualità. Non meno rivoluzionarie le proposte in materia di trasformazione economica in senso socialista ed ecologista: si propone ad esempio la proprietà pubblica delle grandi banche e delle principali industrie, così come una pianificazione economica democratica, con una produzione che rimanga entro i limiti della sostenibilità ambientale. Si punta anche sull’estensione dei diritti civili e di libertà per tutti; su una politica di democratizzazione delle forze di polizia americana e su una politica estera che rompa con la storica “dottrina Monroe”, muovendosi su un versante di disarmo e collaborazione nel dispiegarsi delle relazioni internazionali.

Per quel che riguarda l’organizzazione delle Istituzioni americane, si propone un cambio generale del paradigma, a partire dall’approvazione di un sistema elettorale proporzionale, a tutti i livelli di governo.

In questo senso, Hawkins dichiara: “ Il mito che gli Stati Uniti d’America siano un modello di democrazia si insegna nelle scuole Usa e si rafforza nei principali mezzi di comunicazione. La realtà è molto differente, gli Stati Uniti sono uno delle tre uniche democrazie che non utilizzano la rappresentanza proporzionale dove i seggi legislativi si assegnano in funzione della percentuale dei voti ottenuti da ciascuna lista. A differenza di altri paesi, le campagne elettorali si finanziano mediante la corruzione legalizzata, attraverso donazioni per interessi speciali da parte dei ricchi. Le leggi che regolano il finanziamento delle campagne elettorali- prosegue Hawkins- permettono che il denaro nero, di origine non rilevata, entri nelle competizioni elettorali. Le sentenze della Corte Suprema hanno stabilito che le spese elettorali dei ricchi e dei rappresentanti di interessi speciali, sono una forma di libertà di espressione da tutelare. In seguito, i due partiti scrivono leggi sull’accesso al voto che sono molto più ostiche rispetto alle altre democrazie, per evitare la minaccia di terzi candidati, indipendenti e candidati ribelli”.

A questo punto dopo aver brevemente accennato ai punti principali del programma del candidato Verde, ci si può chiedere
perché i cittadini statunitensi debbano votare per un candidato sconfitto in partenza (a causa della legge elettorale) e sottraendo voti al candidato democratico in corsa contro la riconferma del pessimo presidente Trump?

Tenendo conto della logica del voto utile, imposta in maniera brutale dal maggioritario secco, occorre esprimere alcune considerazione in merito: 1) i cittadini che votano per i Verdi e la sinistra indipendente, come dimostrano diversi studi sulle tendenze elettorali, non sarebbero andati a votare se l’alternativa più progressista fosse stata quella rappresentata dal partito dell’asinello. Ad esempio, il 61% degli elettori per la candidata alla presidenza del Partito dei Verdi nel 2016, Jill Stein sarebbe rimasto a casa, facendo una scelta di astensione. Così come la presenza di Ralph Nader nel 2000 ha attirato più elettori che hanno anche votato per Marie Cantwell, aiutandola a vincere nel collegio di Washington, che a sua volta ha permesso ai democratici di prendere il controllo del Senato degli Stati Uniti. Molti elettori che si recano alle urne per sostenere i candidati verdi finiscono per votare per i candidati democratici alle elezioni in cui la competizione presidenziale influenza altre elezioni più locali.

Dunque, in assenza di una candidatura della sinistra indipendente, questi elettori si sarebbero astenuti (nel 2016 disertarono le urne circa 100 milioni di cittadini!), di contro la presenza di Hawkins/Walker contribuisce ad un allargamento della partecipazione democratica e magari a sottrarre qualche voto dato a Trump per rabbia nei confronti dell’establishment democratico.

2) Nelle ultime settimane la campagna di Hawkins si sta concentrando sugli Stati dove i democratici vengono dati in largo vantaggio, ad esempio nello stato di New York.  Nei collegi blindati,  dove il vantaggio democratico o repubblicano è molto ampio, il voto ai Verdi vale doppio perché non può arrecare nessun danno al ticket Biden/Harris ma nello stesso tempo permette di far emergere dal basso la richiesta di una nuova agenda sociale e ambientale. Inoltre, si tratterebbe di un modo per distinguere i voti socialisti e verdi  da quelli democratici, liberal e moderati.

3) La possibilità di far emergere una terza via allo strapotere delle due forze politiche del sistema liberal/liberista statunitense passa dal radicamento locale. Si sostanzia di presenze nei sit-in, nelle manifestazioni, diremmo usando un lessico europeo che il partito si costruisce nel vivo del conflitto sociale.

Accanto alla dimensione movimentista è necessaria anche una dimensione più istituzionale, tramite la partecipazione alle elezioni locali e per il rinnovo dei governatori e delle rispettive assemblee. Tuttavia, per partecipare a queste elezioni amministrative  (dove negli anni sono stati eletti diversi socialisti nelle istituzioni locali) le forze politiche minori hanno l’obbligo di raccogliere un gran numero di firme e sottoporsi a una difficile e costosa procedura burocratica. Viceversa, se alle elezioni presidenziali vengono superati gli sbarramenti elettorali, diversificati nei territori che vanno dal 2% al 5%, si ha il diritto ad accedere direttamente alle elezioni nei diversi livelli.

Inoltre, con il raggiungimento della soglia di sbarramento, si ottengono dei finanziamenti che permettono di implementare l’attività politica e la comunicazione. Aspetti oggi sempre più rilevanti, tanto più nel contesto statunitense.

4) Un buon risultato, nei diversi Stati, utile a superare le singole soglie di sbarramento potrà dare una spinta decisiva alla costruzione di un partito verde e socialista di popolo, un partito che si vuole più simile al modello europeo che al partito leggero e inesistente nella quotidianità delle città e dei quartieri americani.

Un partito che abbia l’ambizione di avvicinare i cittadini disillusi, i giovani, i diversi socialisti che sperimentato tutti i giorni la complessiva impenetrabilita dell’estabilshment democratico e tutti coloro i quali si battono per un mondo migliore e più giusto.

Inoltre, a differenza dei Verdi europei, nel contesto americano il Green Party è permeato da istanze antiliberiste e lavora per un progetto di società marcatamente anticapitalista e socialista. Oltre a unire in un unico programma le tante rivendicazioni di lotta presenti nella globalità degli Stati Uniti: dalla battaglia contro il razzismo portata avanti dal movimento Black Lives Matter, alle istanze ecologiste/animaliste dei giovani di Back The future, passando per le lotte del movimento LGBTQI, le battaglie per la pace e contro le politiche imperialiste portate avanti dai governi statunitensi, siano essi democratici che repubblicani.

Per tutti questi motivi, la candidatura del ticket Hawkins/William non rappresenta un elemento di folklore politico ma una seria possibilità di affermare, anche se con numeri ridotti, la possibilità di un cambiamento strutturale del sistema nel paese “faro dell’Occidente”. Nell’immediato la loro candidatura si pone l’obiettivo di raggiungere il 5% nel voto popolare, superando il massimo storico toccato nel 2000, dove il candidato Ralph Nader ha ottenuto il 2,7% dei suffragi pari a più di due milioni e ottocentomila voti. Più realisticamente, sarebbe considerato un successo ottenere un risultato superiore all’1,07% conquistato dall’allora candidata verde Jill Stein nel 2016.

Paolo D’Aleo

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