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Il Camerun ha il cancro: si chiama Ambazonia ed è figlio della colonizzazione

La Repubblica del Camerun, da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia il 1° gennaio 1960, al principio del cosiddetto “Anno dell’Africa”, ha allevato due serpi in seno, le regioni Nord-Ovest e Sud-Ovest che confinano con la Nigeria e la cui prima lingua è l’inglese e non il francese come nel resto del paese. Promosse anche dal Southern Cameroons National Council, organizzazione separatista fondata nel 1995, le perduranti accuse di isolazionismo culturale e linguistico nei confronti del governo centrale di Yaoundé, attualmente presieduto da Paul Biya, hanno portato allo strappo definitivo il 1° ottobre 2017, quando le due regioni si sono costituite nella Repubblica Federale di Ambazonia, non riconosciuta da alcuna nazione, con Sisiku Julius Ayuk Tabe in qualità di presidente. Quest’ultimo è stato poi arrestato in Nigeria nel gennaio 2018 ed estradato in Camerun, poi condannato all’ergastolo in appello il 17 settembre di quest’anno e ha dovuto lasciare il passo a Samuel Ikome Sako: entrambi rivendicano tuttora la presidenza. La bandiera scelta per l’Ambazonia è la stessa del Southern Cameroons National Council ed è caratterizzata da bande orizzontali blu e bianche e da una colomba attorniata da tredici stelle che testimoniano le altrettante contee in cui è divisa Ambazonia.

I grattacapi che tolgono il sonno a Paul Biya, tuttavia, sono direttamente imputabili al periodo coloniale: il Camerun rappresenta un perfetto esempio dei danni provocati dalla colonizzazione. Assoggettato alla Germania dal 1884, il territorio del Camerun nel 1916 muta di amministrazione perché i tedeschi vengono allontanati dai francesi e dai britannici che si dividono il paese. L’80% del paese viene assoggettato dai primi mentre il 20% dai secondi, comprese le regioni più ad ovest, confinanti con l’anglofona Nigeria e tuttora chiamate Nord-Ovest e Sud-Ovest. Nel 1922 la parte di territorio britannica fu smembrata poiché quella più a nord fu inglobata nella Northern Province of Nigeria e quella a sud rimase sotto diretto controllo britannico e fu a sua volta divisa in quattro province: Victoria, Kumba, Mamfe e Bamenda. Ottenuta il Camerun francese l’indipendenza nel 1960 e in seguito ad un referendum dell’11 e 12 febbraio 1961, appoggiato dall’ONU e in cui solo i camerunensi britannici poterono votare, il Northern Cameroon fu assorbito dalla Nigeria il 1° giugno 1961 ma rimase una provincia distinta dalla Northern Region of Nigeria e il Southern Cameroon rimase ufficialmente inglobato nei confini nazionali del Camerun dal 1° ottobre dello stesso anno, pur essendo anglofono e non francofono. Curiosamente, il 9 giugno, le autorità nigeriane cambiarono il nome del Northern Cameroon in Provincia di Sardauna, in onore di Albaji Sir Ahmadu Bello Sardauna di Sokoto, premier della Northern Nigeria. Il referendum del 1961 presentava queste due domande: “Desiderate accedere all’indipendenza unendovi alla Repubblica camerunense indipendente?” e “Desiderate accedere all’indipendenza unendovi alla Federazione nigeriana indipendente?”. I risultati furono schiaccianti, poiché nel Camerun settentrionale 146.296 votanti si espressero a favore dell’annessione alla Nigeria contro i 97.659 che si dimostrarono favorevoli all’unione col Camerun francofono; invece, nel Camerun meridionale la situazione si invertì, dato che 233.571 elettori votarono a favore dell’annessione col Camerun mentre solo 97.741 pronunciarono la propria preferenza nei confronti della Nigeria. Durante la quindicesima sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU tenuta nel 1960, i suoi stessi membri ricordarono la risoluzione 1350 del 13 marzo 1959 che prevedeva l’estensione anche al Camerun meridionale del referendum che si sarebbe tenuto il 7 novembre 1959 solo nel Camerun settentrionale. La risoluzione 1352 del 16 ottobre 1959 ricordava altresì che il referendum esteso si sarebbe dovuto tenere fra il 30 settembre 1960 e il marzo 1961: infatti fu svolto l’11 e il 12 febbraio 1961. L’ONU approvò i risultati delle elezioni con 59 voti a favore, due contrari e nove astenuti, tra cui la Francia e la Repubblica del Camerun. L’ONU fu interpellata anche attraverso la Corte internazionale di giustizia, a cui le autorità camerunensi ricorsero nel mese di aprile del 1961 affinché si pronunciasse a favore o meno della trasparenza e della validità del referendum tenuto a febbraio. La regione rimasta all’interno dei confini camerunensi ha dunque mantenuto la lingua inglese e il protestantesimo in un paese francofono e a maggioranza cattolica nella sua fascia meridionale: ciò ha portato gli anglofoni camerunensi ad accusare i connazionali francofoni e il governo centrale di metterli da parte, con conseguenti e sporadici conflitti armati che tuttora si trascinano. Se nella seconda metà degli anni ’90 il governo camerunense ancora non ammetteva l’esistenza di problemi nelle regioni anglofone, adesso la situazione non è più occultabile, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca che riportano di costanti confronti armati fra l’esercito e i separatisti. Il Camerun è un caso particolare perché i modelli coloniali inglese e francese si incontrarono e mostrarono le proprie differenze. Il Regno Unito, infatti, non ha mai amministrato i territori camerunensi sotto il proprio mandato come qualcosa di distinto dalla Federazione della Nigeria e, più in particolare, della Eastern Region. Il problema dell’annessione del Camerun anglofono alla Nigeria o al Camerun si è presentato, non a caso, in seguito alla Conferenza Costituzionale sulla Nigeria e il Camerun tenutasi a Londra nel 1957, che avrebbe garantito l’indipendenza alla Nigeria nel 1960, perché i cittadini camerunensi sotto mandato britannico non si percepivano come facenti parte di uno stato indipendente. La conferenza del 1957 svolse un ruolo importante anche per quanto riguarda il progressivo allontanamento istituzionale del Camerun meridionale dalla parte francofona del paese: furono aboliti i posti assegnati alle autorità indigene presso l’assemblea, ampliata a ventisei membri, e fu creata una Chambre des Chefs riservata a venti membri. Allo stesso tempo la presenza dei militanti marxisti dell’Union of the Peoples of Cameroon (UPC) e dello One Kamerun Party (OK Party), entrambi favorevoli all’unificazione del Camerun, portò le autorità britanniche ad aumentare la presenza di polizia armata fra il 1957 e il 1961, quando fra l’altro l’OK Party si dissolse. La principale preoccupazione per i britannici era che, una volta venuta meno l’autorità coloniale in seguito al referendum del 1961 e all’unificazione, quelle zone potessero cadere vittime del comunismo. A ciò contribuì anche la rottura delle relazioni diplomatiche fra Congo e Belgio il 14 luglio 1960, lo stesso giorno dell’approvazione della risoluzione 143 da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che decretava l’abbandono del territorio congolese da parte delle truppe belghe e autorizzava il segretario generale a fornire tutto l’aiuto militare necessario affinché le violenze in corso cessassero. L’Italia votò a favore insieme a Stati Uniti, Unione Sovietica, Argentina, Ceylon (attuale Sri Lanka), Polonia, Tunisia e Ecuador mentre Francia, Regno Unito e Cina preferirono astenersi. Il 1960, il cosiddetto “anno dell’Africa”, reso celebre anche dalla risoluzione 1514 dell’ONU che decretava lo sfruttamento e il dominio coloniale contrari allo statuto dell’ONU stesso e mirava al definitivo affrancamento e all’autodeterminazione dei popoli colonizzati, significò il raggiungimento dell’indipendenza anche per Benin, Alto Volta (Burkina Faso), Repubblica Centrafricana, Camerun, Nigeria, Chad, Congo, Repubblica del Congo (Brazzaville), Costa d’Avorio, Gabon, Madagascar, Mali, Mauritania, Niger, Senegal, Somalia e Togo. L’impero era ormai divenuto insostenibile per il Regno Unito e la Francia e le transizioni verso l’indipendenza furono gestite in modo tale da trarne un vantaggio da parte delle potenze coloniali. Le transizioni furono perlopiù pacifiche in quelle nazioni in cui non era stato massiccio l’insediamento di coloni provenienti dal continente europeo. Non è stato certo il caso dell’Algeria, in cui migliaia di Pieds-noir si erano insediati e dove l’indipendenza fu raggiunta tardivamente e in seguito ad un conflitto, come in Angola e Zimbabwe. Un caso estremo fu quello del Congo, caduto in un turbinio di violenza fra il 1960 e il 1965 alimentato da rivalità etniche, aspirazioni separatiste e dal bipolarismo della Guerra Fredda.

Adesso, la situazione fra Ambazonia e governo centrale del Camerun è quanto mai intricata e a niente sono serviti gli incontri di pace organizzati fra settembre e ottobre 2019 da Paul Biya, poiché boicottati sia dai separatisti sia dall’opposizione, quest’ultima rimasta momentaneamente orfana di Maurice Kamto, uscito sconfitto dalle elezioni del 2018, arrestato nel gennaio 2019 e poi scarcerato il 5 ottobre dello stesso anno. In questi ultimi giorni Bamenda, capoluogo della regione di Nord-Ovest e città più importante dell’Ambazonia, è tornata ad essere epicentro della tensione, a causa della morte di un poliziotto che ha provocato nuovi scontri armati fra forze di sicurezza, che hanno approntato l’operazione “Bamenda Clean”, e i separatisti.

A dicembre, inoltre, si svolgeranno le elezioni regionali, anche nelle regioni separatisti anglofone, proprio per tentare di dare una risposta affermativa alle richieste di decentralizzazione del potere.

Gabriele Sbrana

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