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Nel caos vince Trump

Abbiamo seguito nella nottata di oggi il dibattito presidenziale tra Trump e Biden. L’impressione primaria che ne abbiamo ricavato è stata quella di un caos premeditato da parte del presidente Trump che lancia lui stesso come platonico vincitore della sfida, sebbene entrambi gli sfidanti abbiamo sia vinto che perso in diversi punti del confronto. Trump in perenne attacco – ed è un atteggiamento inconsueto per un presidente che cerca la riconferma e che dovrebbe dimostrarsi appunto più «presidenziale» – e in continua violazione delle regole del dibattito visto che ha interrotto numerose volte l’avversario e anche il moderatore, il conservatore Chris Wallace di Fox News – un veterano della destra americana, che nella sua carriera ha lavorato diverse volte per il partito repubblicano – in aperto disagio per il suo comportamento (di Trump) e per le esternazioni difficilmente conciliabili con la realtà dei fatti, mentre Biden è apparso prima sprezzante, corbellando il suo antagonista con sorrisi di compatimento, e poi è stato in affanno, intento più a rintuzzare l’uragano presidenziale che non a spiegare il proprio programma elettorale.

Sulla nomina dell’ultra-conservatrice giudice della Corte Suprema Amy Coney Barrett Trump è stato chiarissimo: «è una candidata molto rispettata anche in ambito universitario», seguace del giudice conservatore Scalia (morto nel 2016) ed è sua intenzione «governare per quattro anni e non per tre, avendo anche nominato oltre trecento giudici federali, posti che lui (Biden, ndr) ha lasciato vacanti» per poi, avendo spostato molto a destra la Corte Suprema usarla per «controllare i risultati elettorali, visto che centinaia di migliaia di voti postali saranno irregolari».

Nella confusione generale si è parlato della Sanità, il punto su cui Biden ha più insistito nella critica al presidente («abbiamo avuto più di duecentomila morti per la totale assenza del presidente che andava a giocare a golf invece che in ufficio»), dell’ecologia, con Trump scatenato in asserzioni fake e senza controllo come «gli USA sono il paese con una delle più basse emissioni di CO2 nel mondo» e «la colpa degli incendi in California non è del cambiamento climatico ma degli alberi morti nelle foreste che attirano incendi e del governatore democratico» mentre Biden ha rinnegato il Green New Deal della Ocasio-Cortez – pronunciandosi per un «piano Biden» molto blando – per difendersi dalle accuse di «socialismo» che Trump ha ribadito per tutta la serata. Sulle tensioni etniche, conseguenza dell’omicidio di George Floyd e altri afro-americani, il presidente rivendica di essere «il presidente che ha fatto più cose per gli afroamericani dai tempi di Abramo Lincoln» e, pressato da Biden e dallo stesso moderatore Wallace, si è rifiutato di condannare il suprematismo bianco dicendo che «le violenze provengono da sinistra, non da destra, da Antifa». Antifa, una rete pacifica antifascista, antirazzista e con sfumature anticapitalistiche che il presidente ha fatto inserire di forza nelle liste delle organizzazioni terroristiche di CIA ed FBI.

Sulla correttezza delle elezioni del prossimo novembre, il presidente Trump ribadisce che «ci potrebbero volere mesi per i risultati definitivi» minacciando una crisi costituzionale anche maggiore di quella provocata dai (mancati) riconteggi in Florida del 2000 nella sfida tra George W. Bush ed Al Gore. Ha poi sparato dichiarazioni non verificate né verificabili come «in alcuni stati vi sono i cestini pieni di schede elettorali» e «alcuni postini vendono le schede elettorali per voti multipli». Biden ha risposto che il presidente «non vuole contare tutti i voti e ci sono stati a maggioranza repubblicana che adottano il voto per corrispondenza da decenni e se va bene per i militari va bene per tutti».

Una dovuta parentesi per le accuse personali visto che Trump ha dichiarato di aver versato al fisco non 750 dollari l’anno da quando è presidente ma «milioni di dollari» ed ha accusato il figlio minore di Biden, Hunter, di avere incassato illecitamente 3,5 milioni di dollari dalla moglie del sindaco di Mosca e, distruggendone pubblicamente l’immagine, ha detto che «è stato congedato con disonore, è un cocainomane». Il punto più basso, a nostro avviso, del confronto è stato quando Trump ha interrotto Biden che elogiava il primogenito Beau, morto di tumore al cervello nel 2015 e premiato con la medaglia di bronzo per il servizio militare in Iraq, dicendo «questo non lo conosco, ma tutti conoscono l’altro figlio cocainomane che ha preso 3,5 milioni di dollari a Mosca». Il tutto in un crescendo di offese come «clown» di Biden diretto al presidente e un «sei poco intelligente» lanciato da Trump allo sfidante.

L’impressione generale è che sia confermato all’ennesima potenza la frattura nel paese e che ognuno dei due candidati si sia rivolto al proprio elettorato in maniera muscolare. Trump si è trovato nel suo elemento e probabilmente ha vinto questo match di pugilato ai punti vista anche l’incapacità di Biden nell’argomentare sotto interruzione e nell’errore di rispondere a tutte le provocazioni dell’avversario. Biden si è fatto trascinare anche più a destra dalle accuse di socialismo che gli sono state rivolte tutta la serata e ha preso le distanze dalla sinistra del suo partito. Nonostante i sondaggi sul voto popolare nazionale affermino ancora che Biden sia avanti al presidente uscente di diversi punti, il sistema elettorale americano potrebbe vanificare, come quattro anni fa, questo dato e consegnare la maggioranza dei grandi elettori a Trump, visto anche che difficilmente l’ex vicepresidente di Obama riuscirà a compensare una prevedibile emorragia di voti o di astensioni a sinistra, tra i sostenitori di Sanders e di Ocasio-Cortez con voti provenienti a destra. Per questo nel caos, potremmo dire, prospera il presidente di twitter e delle fake news, che ha adottato la nota tecnica di instillare dubbio anche davanti a dati certi e a rilevanze scientifiche. Trump e il caos per (forse) altri quattro anni che faranno tremare l’intero pianeta.

Andrea Panerini

Sul dibattito presidenziale il direttore Panerini ha rilasciato anche una intervista a RVS (Radio Voce della Speranza), di cui è commentatore per la politica estero, che è raggiungibile a questo indirizzo.

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