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L’importanza della politica

Il voto dello scorso 20 e 21 settembre ha confermato alcune tendenze politiche in atto nel nostro paese. Anche nell’arretramento delle due principali forze politiche populiste e antipolitiche, la Lega di Salvini e il Movimento 5 Stelle (il secondo decisamente più accentuato del primo), la vittoria a larghissimo margine del referendum confermativo sul taglio lineare dei parlamentari ha confermato che il voto dell’elettore medio è stato notevolmente più “di pancia” che di “testa”. Nelle regioni in cui hanno vinto forze politiche “tradizionali”, come il Partito Democratico, la conferma di amministrazioni di centro-sinistra è stata all’insegna della paura verso l’affermazione di partiti e candidati visti come eversori, spazzando via, come nel 2008, la cosiddetta “sinistra radicale” dai parlamentini regionali. Emblematica la situazione toscana: Eugenio Giani ha vinto con un margine di quasi 8 punti sull’ultra-salviniana Ceccardi, smentendo i precedenti sondaggi – più o meno sinceri e manipolati – che preannunciavano un testa a testa e prosciugando la sinistra alternativa di Fattori e altri che, divisa in tre candidati, ha pagato sia per il vecchio ritornello del “voto utile” che per colpe oggettivamente sue di incapacità di rinnovare la classe dirigente e di uscire da logiche di coltivazione del proprio piccolo orticello.

Quello che mi ha più segnato in questa campagna elettorale lampo è stata l’indifferenza delle Chiese, specialmente quelle di minoranza come le evangeliche. In un gruppo Facebook di una comunità del Sud Italia ho condiviso una mia riflessione sul referendum costituzionale e sono stato apostrofato nelle maniere più varie e anche insultante. Dallo “scorretto” a “inaudito” per aver parlato non di un partito o di una particolare elezione ma di una riforma costituzionale che interessa la generalità dei cittadini, e quindi anche dei credenti, specialmente parte di minoranze che, con l’annunciato e poi confermato dagli elettori taglio dei parlamentari, vedranno ridotte le possibilità di avere propri rappresentanti in Parlamento.

Gesù, nel Vangelo di Giovanni, ci dice che i credenti sono nel mondo ma non sono del mondo: «non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dati, perché sono tuoi» (17:9) ma questo non significa affatto che dobbiamo disinteressarci dello Stato, della polis, che ci ospita. Questo viene ribadito nello stesso brano biblico: «non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno» (17:15). Il profeta Geremia, che si rivolge ad Israele deportata in Babilonia, ce lo spiega molto bene: «Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare, e pregate il SIGNORE per essa; poiché dal bene di questa dipende il vostro bene» (29:7). E’ questo il pericolo invece della religione, specialmente delle piccole comunità di minoranza: rinchiudersi nelle torri eburnee senza “sporcarsi le mani”, credersi di molto superiori al resto della popolazione, proclamare un’apoliticità di maniera che serve solo a coprire il fatto che anche all’interno di piccole minoranze vi è tutto e il contrario di tutto senza farsi delle domande di fondo per una coerenza etica che non può non esprimersi, nella libertà individuale del singolo credente, anche in una coerenza “politica” nel senso più alto e nobile del termine, sui valori di fondo ed irrinunciabili, non certo sulle liste, partiti e contingenze politiche momentanee.

Le Chiese debbono tornare a parlare di politica perchè tutto è politica: dal taglio indiscriminato degli alberi, ai diritti civili, a quelli sociali, alle grandi questioni etiche della contemporaneità. Meno ipocrisia e più evangelica franchezza non può che giovare alle comunità che si richiamano agli insegnamenti di Cristo: a cui certo non si può rimproverare di essersi tenuto le proprie opinioni per sé.

Andrea Panerini

One thought on “L’importanza della politica

  • 25 Settembre 2020 in 21:04
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    Concordo con il Pastore Panerini. L’idea che le chiese non debbano avere nulla a che fare con la Politica (con la P maiuscola), è assurda. Che razza di vangelo si può predicare, che Parola si diffonde se, tanto per fare un esempio, non si predica la giustizia sociale tanto fermamente e dolorosamente affermata dai Profeti (fate giustizia alla vedova, aiutate l’orfano)? Del resto il socialismo cristiano è un movimento politico nato proprio fra i cristiani, sostenuto da pastori e preti con una visione globale della vita nel mondo. Evangelizzare non vuol dire invitare la gente ad essere genericamente buona, ma
    stimolarla a migliorare il mondo. E questo può essere fatto soprattutto con l’azione politica. Anche delle chiese senza per questo interferire con i singoli atti politici e legislativi degli stati, secondo la più antica e solida cultura delle chiese protestanti.

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