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Perché voto no

Premetto che la mia è una presa di posizione personale e in quanto tale non vincola la Chiesa che rappresento a livello esecutivo né i suoi fedeli.

Voto no al referendum sul taglio dei parlamentari perché, in democrazia, un numero di rappresentanti più basso non assicura che essi siano di miglior livello e abbassa la rappresentanza dei territori in Parlamento. Intere province non saranno più rappresentate nel massimo organo legislativo del Paese.

Voto no perché con un minore numero di parlamentari le segreterie dei partiti avranno ancora più potere e sarà più difficile fare entrare le competenze della società civile dentro e fuori i partiti nei futuri Parlamenti.

Voto no perché con il ragionamento fatto dai promotori si potrebbe arrivare a dichiarare che l’efficienza si raggiunge con un numero sempre minore di persone fino ad arrivare ad una sola persona al timone. Questa eventualità, nel nostro Paese, vi è già stata dal 1922 al 1945.

Voto no perché in una democrazia parlamentare la centralità su tutti i poteri dello Stato ce l’ha il Parlamento in quanto eletto dai cittadini. Se qualcosa va tagliato perché non pensare al numero enorme di ministri, viceministri, sottosegretari, capi di gabinetto e dirigenti ministeriali?

Voto no perché il taglio dei parlamentari ci farà risparmiare al massimo un caffè all’anno per ogni cittadino e la democrazia non dovrebbe essere considerata una spesa. Si risparmierebbe molto di più rivedendo le indennità scandalose dei deputati e dei senatori e rimborsi vari.

Voto no perché se una cosa ci ha insegnato l’epidemia di Covid-19 è che le istituzioni inutili se non dannose sono le regioni, a cui andrebbe subito tolta la sanità e che hanno prodotto la più corrotta e inutile delle classi dirigenti. Le autonomie andrebbero realizzate al livello più basso (province, comuni e quartieri), a contatto con i cittadini e non in nuovi centralismi regionali.

Voto no perché la riduzione del numero dei parlamentari non accelererà il processo legislativo ma renderà difficile il lavoro della Camere (specialmente il Senato) nelle commissioni.

Voto no perché negli ultimi venti anni gli italiani hanno già bocciato diverse riforme costituzionali dicendo chiaramente che il problema è nella classe dirigente e non nella bella Costituzione del 1948.

Voto no perché una riforma costituzionale andrebbe realizzata per il bene comune e con il più alto consenso possibile, non a maggioranza per assecondare una forza politica che ha fatto della demagogia populista contro le istituzioni democratiche la sua arma di propaganda.

Voto no perché una riforma costituzionale andrebbe realizzata con pesi e contrappesi istituzionali, come hanno fatto i nostri Padri Costituenti e non effettuando un demagogico taglio lineare.

Infine voto no perché denigrare il Parlamento è fatto gravissimo e ci siamo già passati una volta e il risultato è stata una infamante e crudele dittatura.

Pensateci, prima di adempiere il vostro dovere di cittadini.

Andrea Panerini

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