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Il “Maresciallo” Idriss Deby: un titolo onorifico o qualcosa di più?

Una intervista concessa in agosto dal Presidente del Chad, Idriss Deby, ad un giornalista di RFI Afrique, Alain Foka, prevedeva un’interessante domanda sul titolo di “Maresciallo” che l’Assemblea Nazionale, non certo all’unanimità ma con l’appoggio di una parte dell’opposizione, ha conferito alla massima carica dello stato1, in virtù anche delle recenti vittorie contro Boko Haram. La cerimonia ufficiale si è svolta l’11 agosto, in occasione dell’anniversario dell’indipendenza, ottenuta quello stesso giorno del 1960. L’organizzazione terroristica jihadista, che dal 2009 martoria con continui attacchi lo stato nigeriano di Borno e che dal 2015 è alleata con lo Stato Islamico, da alcuni anni compie azioni anche nelle zone di confine fra la Nigeria e il Chad, il Niger e il Camerun. Fra marzo ed aprile la situazione intorno al Lago Chad si è notevolmente scaldata: il 23 marzo i terroristi di Boko Haram hanno condotto un attacco durato sette ore ai danni della base militare di Bohoma, uccidendo novantadue soldati ciadiani. La risposta del governo di N’Djamena non si è fatta attendere e il 31 marzo è stata lanciata l’operazione Operation Bohoma Anger: dati ufficiali svelano che siano stati uccisi oltre mille combattenti di Boko Haram2. Anche per questo perdurante scontro nei confronti del gruppo jihadista, l’Assemblea Nazionale avrebbe conferito il titolo di “Maresciallo” a Deby. L’intervistatore, quindi, insiste e afferma se questo titolo possa in qualche modo riportare alla memoria le mirabolanti attribuzioni di cui alcuni dittatori africani, come Mobutu Sese Seko, si sono fatti foggia in passato. In risposta, Deby sottolinea che il titolo non se l’è attribuito in autonomia ma che gli è stato accordato dall’Assemblea Nazionale, organo eletto dal popolo. Un elemento fondamentale è che questo attestato, se così si può dire, non ha alcun valore di natura militare.

Tuttavia, tale assegnazione riporta la mente, volente o nolente, ad una serie di eccentrici presidenti dell’Africa subsahariana che hanno esibito dei titoli quantomeno singolari. In casi come quelli elencati non si deve metter da parte la percezione egocentrica che i presidenti hanno di sé; si tratta di qualcosa che trascende la carica di presidente e si inabissa nel culto della personalità. Il presidente si innalza definitivamente al di sopra degli altri concittadini e quasi raggiunge, o crede di raggiungere, lo stato di semidio. Basti pensare ad Hailé Selassié, imperatore d’Etiopia dal 1930 al 1936 e di nuovo dal 1941 al 1974, il quale sfoggiava il titolo di “Leone conquistatore della tribù di Giuda, signore dei signori, re dei re, luce del mondo, eletto del Signore, Magnifico Rettore”. Procedendo sempre in ordine cronologico, non può mancare la figura di Joseph-Désiré Mobutu, meglio noto come Mobutu Sese Seko, il cui nome completo era però Mobutu Sese Seko Kuku Ngbendu Wa Zabanga. La traduzione di cotanto nome, che lui si era attribuito, è Mobutu il guerriero che va di vittoria in vittoria senza che nessuno possa fermarlo. Oggigiorno Mobutu, padre-padrone della Repubblica Democratica del Congo, poi Zaire, dal 1965 al 1997, quando un cancro alla prostata lo ha spento, è ricordato in maggior misura per il proprio toque di pelle di leopardo piuttosto che per l’altisonante nome3. Chi è menzionato oggidì, principalmente in relazione ad una particolare cerimonia di proclamazione ad imperatore, è Jean-Bedel Bokassa, dal 1976 al 1979 noto come Bokassa I, imperatore dell’Impero Centrafricano, già presidente della Repubblica Centrafricana dal 1966, quando defraudò David Dacko attraverso l’attuazione di un colpo di stato, con l’appoggio del governo francese. La cerimonia d’incoronazione, svolta a Bangui e che avrebbe fatto invidia a Napoleone, di cui Bokassa era grande ammiratore, prosciugò le già aride casse dello stato. Un titolo fasullo in un paese al collasso. L’ultimo presidente protagonista di questa rassegna è, ovviamente, Idi Oumee Amin Dada: delfino del presidente Milton Obote, finché non lo detronizzò con un colpo di stato effettuato nel gennaio 1971 mentre Obote si trovava all’estero, Amin è stato presidente dell’Uganda dal 1971 al 1979. “Dada”, in realtà, era un soprannome, come “Kijambiya”, il cui significato è pugnale o machete. Celebre per aver sognato Allah che gli avrebbe ordinato di allontanare dal paese tutti gli asiatici presenti, col risultato di provocare un tracollo spaventoso dell’economia ugandese, poiché essi possedevano la maggioranza degli esercizi commerciali, Amin si conferì in autonomia il titolo di Eccellenza, Presidente a vita, Feldmaresciallo Al Hadji Dottor Idi Amin, VC4, DSO5, MC6, Signore di Tutte le Bestie della Terra e dei Pesci del Mare e Conquistatore dell’Impero britannico7, in Africa in Generale e in Uganda in Particolare. Curiosamente, la divisa che Amin amava indossare era costellata da numerose medaglie, fra cui quella del Touring Club austriaco. Inoltre, il celebre film “L’ultimo re di Scozia”, nel quale un magistrale Forest Whitaker interpreta il dittatore ugandese, prestazione che gli valse l’Oscar come miglior attore, riprende nel titolo una delle onorificenze che Amin si era conferito, proprio quella di “Re di Scozia”.

Sebbene si sia lontani dall’eccentricità dei suddetti presidenti, il titolo conferito ad Idriss Deby ha generato alcuni quesiti alquanto rilevanti: si tratta semplicemente di un’onorificenza oppure, nell’ombra, aleggia un culto della personalità per un presidente al potere dal 1990? Le polemiche non sono mancate nei ranghi dell’opposizione; Saleh Kebzabo, presidente del UNDR (Union nationale pour la démocratie et le renouveau), partito che conta dieci seggi nell’Assemblea Nazionale, ha tuonato concentrandosi sulla particolare data scelta per la cerimonia: “Si tratta di un crimine nazionale far coincidere questa celebrazione con l’anniversario della nostra indipendenza. Per come funzionano le cose qui, ogni anno sarà privilegiata la celebrazione del maresciallato, per cui la data dell’11 agosto 1960 sarà messa da parte. Ciò è irresponsabile e nessuno può accettarlo”. Jean Bernard Padaré, portavoce del MPS (Mouvement patriotique du salut), il partito al potere, ha parlato invece di riconoscimento nei confronti “di uno dei figli del paese che ha speso la maggior parte del suo tempo per l’integrità territoriale del Chad e per la difesa dei suoi concittadini, per questo l’Assemblea Nazionale ha deciso di conferire il titolo di Maresciallo in occasione dell’anniversario dell’indipendenza”8.

Non rimane altro che attendere l’11 agosto del prossimo anno per capire se il governo ciadiano premerà più sulla celebrazione dell’indipendenza o sul maresciallato del proprio presidente. Oppure su entrambi, creando una miscellanea fra i due elementi.

Gabriele Sbrana

1 https://www.rfi.fr/fr/podcasts/20200808-entretien-le-pr%C3%A9sident-tchad-idriss-d%C3%A9by-itno

2 https://www.aljazeera.com/news/2020/04/chadian-troops-kill-1000-boko-haram-fighters-lake-chad-200409183528130.html

3 Lo Zaire è tornato a chiamarsi Repubblica Democratica del Congo nel 1997, quando Laurent-Désiré Kabila prese il potere.

4 Victorious Cross.

5 Distinguished Service Order.

6 Military Cross.

7 CBE, Conqueror of British Empire.

8 https://www.rfi.fr/fr/afrique/20200811-tchad-polemique-deby-marechal-jour-60-ans-independance

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