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USA: polizia spara a ragazzo autistico

SALT LAKE CITY (USA) – Ancora una volta la polizia nella bufera negli Stati Uniti: a sollevare indignazione è un caso avvenuto nei giorni scorsi nello stato dello Utah. A Salt Lake City una madre ha chiamato il numero di emergenza (il famoso 911 dei telefilms a stelle e strisce perché il suo figlio autistico stava avendo una crisi particolarmente grave e stava urlando a squarciagola. In Italia le forze dell’ordine avrebbero richiesto un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) che si espleta «nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione». I poliziotti, probabilmente si sarebbero limitati a immobilizzare il ragazzino, se non collaborativo e, con l’aiuto di un medico, somministrargli un narcotico o un calmante.

Ma questa è fantascienza negli Stati Uniti di Donald Trump e del libero possesso delle armi, il cui uso sembra frequentissimo, a partire dai tutori della legge. Gli agenti giunti sul posto hanno intimato al ragazzo (ricordiamo di 13 anni) di mettersi a terra e poi, visto che non erano obbediti dal soggetto autistico, come fossero minacciati di morte hanno aperto il fuoco, colpendo il teenager diverse volte. Ancora in questo momento il ragazzo si trova ricoverato in ospedale e le sue condizioni sono definite gravi dai medici.

La madre, Golda Barton, ha raccontato alla tv Kutv di aver chiamato il 911 chiedendo assistenza d’emergenza per un caso di salute mentale, perché suo figlio Linden Cameron, che soffre di una sindrome di Asperger di grave intensità, stava avendo una crisi. La donna ha detto di aver spiegato alla polizia che il tredicenne era disarmato e che non era in grado di controllare le proprie reazioni, per questo aveva bisogno di essere portato in ospedale. Sul posto sono arrivati due poliziotti, che le hanno chiesto di aspettare fuori casa. Lei dice di averli sentiti gridare «buttati a terra» e di aver udito diversi colpi di pistola.

Il tredicenne, colpito più volte come un pericoloso killer, ha riportato ferite a una spalla, a entrambe le caviglie, all’intestino e alla vescica e si trova, come dicevamo, ricoverato in ospedale. La polizia di Salt Lake City ha spiegato di essere stata chiamata per un problema psichico violento che riguardava un ragazzo armato e che l’adolescente è scappato a piedi ed è stato colpito da un agente dopo un breve inseguimento. Secondo i media locali, però, nessuna arma è stata trovata sul luogo dell’accaduto. Il sindaco, Erin Mendenhall, ha chiesto un’inchiesta per fare chiarezza sull’accaduto. Le indagini degli inquirenti si stanno ora concentrando sulle telecamere attaccate alle divise dei due agenti.

A questo punto è necessario fare due riflessioni. In una società violenta come quella statunitense i poliziotti, che dovrebbero garantire sicurezza e ordine, sono in preda alla più completa paura e questo non è difficile da credere, visto che le leggi federali e statali proibiscono ai minorenni tante cose, dal fumo alla birra, ma permettono largamente l’acquisto di armi anche da guerra. In secondo luogo viene ribadito il concetto che non tutte le vite sono uguali: la vita di un afroamericano, di un malato mentale, di un omosessuale, di un esponente di una minoranza valgono di meno e in caso di dubbio viene considerato etico e normale estirpare queste «vite inutili». Non siamo nella Germania nazista, siamo negli USA del 2020, che sono in procinto di riconfermare o meno Donald Trump.

(a.p.)

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