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CASO FLOYD, L’AMERICA CHE SI (RI)SCOPRE RAZZISTA

NEW YORK (USA) – Gli Stati Uniti sono nuovamente lacerati dalle tensioni razziali. Mentre scriviamo vi sono proteste (anche violente) e disordini in decine di città amerciani a seguito della morte di George Floyd, 46enne di colore nato a Houston, in Texas che viveva da molti anni a Minneapolis dove lavorava come buttafuori. Negli ultimi mesi, come milioni di americani, era rimasto senza lavoro a causa del coronavirus.

La sera dello scorso 25 maggio Floyd è andato a comprare un pacchetto di sigarette nel suo solito negozio di Minneapolis ma ha dato al negoziante una banconota da 20 dollari falsa: il cassiere accortosi della situazione chiamò il 911. La polizia arriva ma, invece di verificare la provenienza – probabilmente inconsapevole – della banconota interrogando l’uomo in un distretto di polizia, comincia a trattare con violenza il cittadino afroamericano. Uno dei poliziotti, Derek Chauvin, lo blocca e si accanisce per ben 8 minuti spingendo il suo ginocchio contro il petto e il collo di Floyd che avverte di non riuscire a respirare. respirare”. Il poliziotto bianco non si ferma, Floyd muore. Il tutto è ripreso con i telefonini dei testimoni, il video finisce sul web, esplode il caso, poi la protesta, si riempiono le piazze contro la polizia e Trump, l’America è in rivolta, torna il grido di questi ultimi anni «Black lives matter», le vite nere contano. Il Presidente Trump prima solidarizza con la famiglia della vittima poi minaccia l’uso dell’esercito contro le manifestazioni.

Le chiese americane si esprimono all’unisono per chiedere con forza un cambiamento di rotta, «in una Nazione che da troppo tempo ha tollerato il razzismo». Il Consiglio Nazionale delle Chiese Usa (NccUsa) ha definito l’omicidio di Big Floyd «un oltraggio. Non esiste ancora un vaccino contro il razzismo e per contrastare una supremazia bianca così pervasiva nella nostra società», si legge nella dichiarazione.

La Chiesa evangelica luterana in America (ELCA) elenca i nomi di alcuni afroamericani recentemente assassinati ed afferma: «Erano nostri vicini, nostri prossimi. Oggi siamo profondamente rattristati e preghiamo esprimendo la nostra solidarietà alle famiglie e gli amici di tutti coloro i cui cari sono stati e continuano tutt’oggi a essere vittime di ingiustizie, violenze; episodi di razzismo e vittime dell’insidioso veleno della supremazia bianca».

Jeff Woods, segretario generale ad interim delle American Baptist Churches, ha pubblicato una lettera sulla giustizia e contro il suprematismo bianco: «L’attuale situazione legata alla supposta supremazia razziale ha radici storiche e profonde, anche se la questione sta emergendo con forza solo in queste ultime settimane, in un periodo che già vedeva la popolazione afro-americana essere colpita in modo sproporzionato dal Covid-19». Il metropolita Zaccaria Mar Nicholovos della diocesi nord-americana della Chiesa siriana ortodossa di Malankara ha espresso dolore per la tragica morte di Floyd. «La morte di Floyd ha fatto emergere un grande senso di indignazione e di rabbia da parte di tutti coloro che amano la giustizia», ha scritto Nicholovos.
Herbert Nelson II dell’Assemblea Generale della Chiesa presbiteriana (Usa), citando i nomi di Ahmaud Arbery, Breonna Taylor, George Floyd ha detto che «forse avrete già sentito citare questi nomi. In caso contrario vi informo che sono persone afroamericane uccise dal bigottismo e dall’odio razziale». La United Church of Christ ha invece pubblicato una dichiarazione intitolata «Lynching Justice in America» nella quale si sottolinea che George Floyd è stato ucciso «sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno intervenisse. Una “esecuzione” che ricorda quelle del passato. George Floyd supplicava di poter respirare e lo ha fatto per oltre 5 minuti mentre l’azione insensibile e vigile di un poliziotto era ignorata da altri quattro ufficiali». Il vescovo metodista Bruce R. Ough del Dakotas-Minnesota, ha ricordato che in questo momento «esiste più di una pandemia che sta devastando il Minnesota, gli Usa. Oltre al Covid-19 siamo assediati dalla pandemia del razzismo, dalla pandemia della violenza». La Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (cattolici-romani) ha dichiarato che «questa è l’ultima sveglia a disposizione e dev’essere ascoltata da tutti».

Anche in Italia numerose Chiese si sono espresse sul caso Floyd. Il Decano nazionale della Chiesa Protestante Unita, Rev. Andrea Panerini ha rilasciato una nota intitolata «Quando il razzismo non se n’è mai andato» che parla di «un altro assassinio a sfondo razziale provocato da agenti di polizia negli Stati Uniti d’America» e prega «affinché sia fatta giustizia, si possa dare consolazione alla famiglia dell’ucciso e le manifestazioni che si stanno susseguendo in varie parti d’America possano essere comunque pacifiche». Il Reverendo Panerini si domanda quali passi avanti abbiano fatto gli USA in proposito e, constatando che il razzismo e il suprematismo sono piaghe ancora forti in America, auspica che «quella grande nazione finalmente faccia i conti con un passato plurisecolare di schiavitù, razzismo e violenza». Infine, guardando all’Italia, il Decano della Chiesa Protestante Unita si dice preoccupato che «un simile odio stia attualmente nascendo nel nostro paese, attizzato da politici senza scrupoli che vogliono separare e far combattere tra di loro gli ultimi con i penultimi della società. Preghiamo il Signore affinché possa redimere le menti e i cuori carichi d’odio dei persecutori aprendo la Via all’amore e alla compassione e consoli le vittime e le loro famiglie».

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