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A SETTE ANNI DALLA SUA MORTE RIMANE IL LUMINOSO RICORDO DI DON ANDREA GALLO

Il 22 maggio 2013, sette anni fa, moriva don Andrea Gallo. Prete di strada, pacifista, anarchico cristiano, fondatore e animatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova e molto altro ancora: questo era don Gallo.

Lo conobbi nel 2005 in una delle tante manifestazioni contro la guerra in Iraq e questa figura fisicamente esile mi dette subito l’impressione di un gigante dello spirito e della politica. Era amichevole con tutti, condividemmo un sigaro toscano ammezzato ed era felice di essere insieme a tanti giovani (all’epoca avevo 22 anni) per combattere contro la guerra, le disuguaglianze, l’imperialismo.

Nato a Campo Ligure (nei pressi di Genova) nel 1928 fu, sin da fanciullo, attratto dalla spiritualità e la prassi dei salesiani. Nel 1944 e 1945, a soli sedici anni combattè come partigiano assieme al fratello mentre nel 1948 aventi entrò come novizio nell’Ordine salesiano proseguendo gli studi classici e poi teologici a Roma. Nel 1953 andò missionario in Brasile, che allora era sotto la dittatura di Getúlio Vargas, attivo sia nel sociale che a livello accademico a San Paolo. Ma la pressione del governo militare contro uno spirito libero come il suo portò nell’anno successivo al forzato rimpatrio e venne trasferito ad Ivrea dove, nel 1959 venne ordinato sacerdote.

Una vera biografia di don Gallo necessiterebbe un volume ben corposo, quindi mi limiterò a citarne i passi più salienti, soprattutto di scontro verso la gerarchia cattolica romana. Dopo l’ordinazione fu nominato cappellano di una nave scuola, la «Garaventa» che serviva da riformatorio. I ragazzi lo adoravano perché questo giovane prete si rifaceva completamente al concetto costituzionale di rieducazione e fiducia attraverso la pena, in un contesto in cui ancora non mancavano punizioni corporali e vessazioni pesantissime erano ancora all’ordine del giorno. Ma proprio per questa pedagogia venne allontanato dopo tre anni e nel 1963 prese la decisione di abbandonare i salesiani e di essere incardinato come prete diocesano nell’Arcidiocesi di Genova. Ma anche in questo contesto fu subito emarginato perchè destinato a cappellano del carcere dell’Isola di Capraia (che pur essendo in provincia di Livorno all’epoca dipendeva a livello ecclesiastico da Genova) con periodi di ritorno al capoluogo ligure come viceparroco alla parrocchia del Carmine facendo coraggiose e nette scelte verso gli ultimi, i disprezzati, gli umili.

Nel 1970 la definitiva rottura con la Curia per una omelia pronunciata contro i borghesi del quartieri che si erano indignati per la notizia del ritrovamento di una fumeria di hashish. Con questo venne tacciato di essere per la droga libera e comunista. Di fronte all’ordine dell’iperconservatore arcivescovo Giuseppe Siri di tornare (e in definitiva seppellirsi) di nuovo all’Isola di Capraia, don Gallo fu accolto dal parroco di San Benedetto al Porto e qui diede vita la sua comunità di base, la comunità di San Benedetto al Porto, inizialmente con i parrocchiamo del Carmine che lo avevano appoggiato contro la gerarchia.

Don Andrea non venne mai ridotto allo stato laicale, sia perchè abbastanza ortodosso nella dottrina fondamentale – anche se abbastanza restio al marianesimo e all’adorazione dei santi – sia perchè la sua popolarità e il suo carisma varcò sia i confini regionali e poi quelli internazionali. Si potrebbero dire tante cose su di lui, dalla sua partecipazione al G8 di Genova, alle marcie pacifiste, alla protesta contro la base americana di Vicenza. Ma quello che ha fatto si può riassumere in due punti: era sempre – e di persona anche da anziano – tra i poveri, i bisognosi, i travagliati e, comunque sempre contro corrente e contro i perbenismi di molta società italiana. E in questo non poteva che stare a sinistra, con chi vuole la giustizia sociale, già qui, su questa terra.

Per questo don Andrea Gallo è sempre stato per me, anche nella diversità confessionale che con lui si sentiva pochissimo, un modello pastorale, come per altri che hanno ascoltato la sua voce, la voce dell’Evangelo. Sempre in direzione ostinata e contraria.

Andrea Panerini

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