web analytics

IN RICORDO DI WALTER PANERINI

Il sedici maggio di cinque anni fa tornava alla casa del Padre celeste Walter Panerini, padre del nostro direttore, pastore e caro amico Andrea, sconfitto da una lunga malattia non estranea alle ingiustizie che subiva sul posto di lavoro.

Quando l’ho incontrato per la prima volta ho subito notato che era una persona gentile, con un bel sorriso, non di maniera ma che veniva realmente dal cuore. Dietro quella gentilezza e quel sorriso c’era molto di buono. Walter era un operaio metalmeccanico e un credente e metteva nel lavoro come nella fede tutto se stesso. Per lui il Vangelo era amore da vivere, il lavoro anche come impegno sindacale e politico, due cose che per lui erano strettamente legate.

Quando seppe che il suo figlio più giovane era gay, nonostante lavorasse in un ambiente notoriamente «macho», non esitò ad assumere la vicepresidenza dell’Arcigay di Piombino (una realtà che ebbe vita effimera, solo due anni, per le intromissioni dei partiti politici e l’atteggiamento della gente di provincia) per supportarlo ed essergli vicino e per ovviare alla codardia di altri di apparire in pubblico in un certo modo. Nessuna incertezza, nessuna paura, solo amore.

Era così coerente al punto da saper cambiare: nessuna fedeltà cieca a partiti o chiese, solo fedeltà al Vangelo e agli ideali di giustizia sociale e libertà coltivati fin da bambino ed adolescente. Un comunista libertario, un anticapitalista cristiano, un simpatizzante anarchico. Forse per questo non aveva molti amici veri e non aveva fatto carriera né in politica né nel sindacato: il potere vuole dagli adepti che siano fedeli a lui, dei «cretini obbedienti», non dei liberi pensatori. E nel suo caso purtroppo sia la chiesa che aveva abbracciato fin da bambino che il partito che gli sembrava rappresentare meglio i suoi ideali lo hanno deluso ed amareggiato. Il lavoro ha fatto di peggio, lo ha ucciso: le acciaierie, la Magona d’Italia in cui aveva passato 37 anni di vita, le zincature, malsane e pericolose, piene di amianto, sono state l’origine della sua malattia, come del resto è accaduto a molti altri operai e cittadini di Piombino, città piagata ed afflitta da molti decenni da ingiustizie e approfittatori, pubblici e privati.

Non era una persona che aveva un’alta istruzione accademica. Come tanti altri, che hanno dovuto cominciare a lavorare molto giovani, non aveva avuto la possibilità di finire le scuole medie superiori né di andare all’Università. Ma ciò non gli ha impedito di mandarci i figli, né di leggere per suo conto le cose che lo interessavano e di spaziare nei tanti aspetti della cultura. Amava il cinema, e da appassionato di storia (passione che ha trasmesso al figlio Andrea), leggeva instancabilmente di storia contemporanea, di politica, di teologia, di letteratura, riuscendo a farsi una sua personale cultura, forse non metodica, ma coerente e strutturata che spesso stupiva e superava quella di coloro che per censo e possibilità avevano avuto modo di studiare in accademia ma senza reale interesse, fantasia e sensibilità.

Con lui potevo parlare di tutto e quando ebbi occasione di raccontargli i problemi che avevo con mia figlia adolescente, non solo ne ricevetti suggerimenti accorti e pieni di sensibilità, ma dopo qualche ora lo trovai a fare un discorsetto a mia figlia, da vero padre di famiglia. Era una persona capace di farsi carico anche dei problemi di chi gli chiedeva aiuto. Uno dei suoi ultimi progetti era quello di costruire assieme all’Associazione “Fiumi d’Acqua Viva”, di cui fu coordinatore a Piombino e socio fin dal principio, un ambulatorio medico per i più bisognosi, specialmente in settori come l’odontoiatria e l’oculistica dove il servizio pubblico è perlopiù assente. E alla fine, pur essendo formalmente cattolico – un cattolico che ha vissuto per decenni nelle realtà delle comunità di base, del francescanesimo e di gruppi come quello dei cristiani per il socialismo – ha voluto un funerale secondo il rito evangelico, officiato dal figlio di cui aveva incoraggiato e aiutato la vocazione pastorale.

Aveva certamente anche dei difetti, tutti li abbiamo. Ma io i suoi non riesco a ricordarmeli e non perché non si parla male dei morti, ma proprio non riesco a trovarli nella mia memoria. Sono convinta che tutti noi che lo abbiamo conosciuto, amato e apprezzato lo ritroveremo nella Gerusalemme Celeste.

Marta Torcini

3 pensieri riguardo “IN RICORDO DI WALTER PANERINI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *