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IBEROLUX: QUESTO MATRIMONIO S’HA DA FARE…

Iberolux, Iberismo o stretti rapporti bilaterali: in qualsiasi modo si chiami, l’avvicinamento fra Spagna e Portogallo è sempre più marcato

La zattera di pietra, il celebre romanzo di José Saramago che tratta di una fantascientifica deriva della Penisola Iberica in giro per l’Oceano Atlantico, riproduce un quadro perfetto dei rapporti bilaterali fra il Regno di Spagna e la Repubblica Portoghese: slanci di sostegno reciproco, come quello illustrato in quest’articolo, si sono spesso alternati a recriminazioni che sopravvivono ancor’oggi, come la questione riguardante il comune di Olivenza, passato di mano dal Portogallo alla Spagna nel 1801 col Trattato di Badajoz. Dopotutto, Madrid è tuttora un vicino piuttosto ingombrante per il paese lusofono: la prima vanta una popolazione di oltre 47 milioni di persone mentre il secondo circa 10 milioni, appena due in più dell’Andalusia. I dati economici, vista la differente mole, sono tutti o quasi a favore di Madrid. Tuttavia, nonostante queste disparità, come può essere asserito da chi non ha che una vaga concezione della Penisola Iberica, non bisogna pensare al Portogallo come ad una regione succursale e più sfortunata della Spagna. Esattamente come è deprecabile cadere negli arcinoti luoghi comuni quali “gli spagnoli sono festosi e in Spagna c’è sempre il sole” oppure “i portoghesi sono meno allegri dei loro vicini”. Forse in pochi sanno che nella comunità autonoma della Galizia, che confina a sud con la regione lusitana del Nord, si producono degli ottimi ombrelli perché piove per metà dell’anno.

Nondimeno, rifacendosi al profilo storico del rapporto fra i due paesi, c’è stato un periodo in cui la Contea di Portucale, embrione dell’attuale Portogallo, era effettivamente dipendente da un Regno presente nell’odierno territorio spagnolo, quello delle Asturie. L’indipendenza della Contea fu sancita con la pace di Zamora del 1143 e Alfonso Henriquez divenne Alfonso I del Portogallo. Il paese lusitano raggiunse gli attuali confini già intorno al 1250 con la cacciata dei mori dall’Algarve, oltre duecento anni prima della Spagna la cui corona riuscì a conquistare il Regno di Granada nel 1492, a due anni dalla firma del Trattato di Tordesillas, grazie al quale i due paesi si divisero l’intero mondo. Un vero e proprio sentimento antispagnolo crebbe solo con l’unione dinastica dei due regni ottenuta da Filippo II nel 1580; fino al 1640 il Portogallo fu assoggettato alla Spagna sotto la bandiera dell’Unione Iberica. La dominazione spagnola fu rovesciata dalla guerra di restaurazione portoghese, culminata col Trattato di Lisbona che sancì il riconoscimento di Giovanni IV, detto non a caso il Restauratore, e della Casa Reale di Braganza. Nel 1762 un’invasione del nord del Portogallo da parte di Spagna e Francia si rivelò un’autentica vittoria per il paese lusitano e il suo fedele alleato, l’Inghilterra; un altro momento che ha creato frizioni fra i due paesi, i cui destini si sono ancora una volta fittamente incrociati, è stato, come scritto poc’anzi, in occasione del Trattato di Badajoz del 1801, seguito alla guerra delle arance che vide questa volta l’alleanza franco-spagnola prevalere sul Portogallo, rimasto fedele all’Inghilterra. Come già scritto, Olivenza, da allora, batte bandiera spagnola. La presenza di regimi autoritari, quelli di Salazar e Caetano a Lisbona e de Rivera e Franco a Madrid, è stato un tratto comune dei due paesi nel XX secolo. Oltre ad Olivenza, un altro odierno punto di frizione è rappresentato dalle Isole Selvagge, appartenenti al Portogallo e situate fra le Isole Canarie e Madeira. Al netto delle varie rimostranze inscenate da privati cittadini spagnoli, l’ultimo evento degno di nota risale al 2007, quando il pilota di un aereo spagnolo appartenente alla SAR (Servicio de Búsqueda y Salvamento Aéreo) effettuò un volo radente sull’isola principale. Molto tagliente si dimostrò il commento apparso sulle pagine di Diario de Noticias, il quotidiano più diffuso in Portogallo: «C’è una nuova “guerra” nelle Isole Selvagge fra la Forza Aerea di Spagna e i migliaia di calonectris e uccelli marini che in questo periodo dell’anno scelgono queste isole per nidificare». Politicamente parlando, nel 2013, la Missione Permanente spagnola presso le Nazioni Unite ha inviato una nota all’ONU stessa mettendo in discussione sia la natura delle Isole Selvagge, secondo Madrid classificabili solo come “rocce”, sia la conformazione della Zona Economica Esclusiva del Portogallo. La compagine spagnola affermò comunque che, una volta riconosciute come rocce, le isole sarebbero potute rimanere all’interno dei confini del mare territoriale portoghese. La macroscopica differenza fra ZEE e mare territoriale è l’ampiezza: intorno alle Isole Selvagge, il primo ha un’ampiezza di 200 miglia nautiche mentre il secondo vanterebbe appena 12 miglia di estensione. Quindi, l’obiettivo spagnolo non era certo quello di appropriarsi delle Isole Selvagge in sé stesse ma di poter frequentare le acque circostanti, ricche di pescato(1).

Il rapporto di amore-odio fra le due nazioni iberiche volge adesso ad un nuovo capitolo, frutto di una lungimirante idea espressa dal sindaco di Porto, Rui Moreira, durante il Cities Forum 2020: il proposito sarebbe quello di creare un’entità simile al Benelux, l’unione doganale creata nel 1944 fra Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. Ça va sans dire, Iberolux è un nome estemporaneo. Il progetto è ancora ben lungi dall’essere attuato ma sta riscontrando approvazioni sia in Spagna sia in Portogallo. La collaborazione fra i due paesi sta trovando per ora ottimi riscontri in ambiti quali quello economico, come dimostra l’esistenza Cámara de Comercio Hispano Portuguesa, e sociale, attestato da una frontiera sostanzialmente bilingue, in cui il cosiddetto Portunhol è ben presente lungo tutta la “Raya”, tranne che a Miranda do Douro e dintorni, dove ad essere parlata è la lingua mirandese. Dal punto di vista economico, la Spagna rappresenta per il Portogallo il primo partner per quanto concerne sia le importazioni sia le esportazioni(2). La rilevanza è assolutamente reciproca poiché, stando ai dati risalenti allo scorso anno, Madrid esporta verso Lisbona il 7,42% dei propri prodotti mentre(3), per quanto riguarda il 2017, le importazioni dal Portogallo hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 11 miliardi(4). Se i rapporti fra i due paesi sono già così rosei, anche dal punto di vista politico, perché attuare un progetto come Iberolux? Per migliorare ancora di più le relazioni bilaterali, come ha sottolineato Rui Moreira(5). Non è dato tuttavia sapere se all’interno di questa entità possa entrare a far parte anche l’Andorra o se in qualche modo sia in grado di beneficiarne pure Gibilterra, la quale convive da anni in uno stato di moderata tensione con la Spagna. Quello espresso dal sindaco di Porto è un buon esempio di misurato Iberismo, una vocazione, coltivata anche da eminenti scrittori quali José Saramago e Miguel de Unamuno, che aspirerebbe addirittura ad un’unione politica fra Spagna e Portogallo.

Gabriele Sbrana

1) https://ilhasselvagens.blogs.sapo.pt/72926.html
2) Dati ricavati dall’Observatory of Economic Complexity.
3) Dati ricavati da Datosmacro.
4) Dati ricavati da Confederación Española de Organizaciones Empresariales. https://www.ceoe.es/es/contenido/actualidad/noticias/portugal-comercio-bilateral-con-espana-y-sectores-de-oportunidad
5) https://elpais.com/internacional/2020/02/05/actualidad/1580912026_423427.html

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