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FAKE NEWS: NESSUNA APERTURA DELLA TUNISIA ALLE UNIONI GAY

Nella giornata dello scorso 25 aprile agenzie e quotidiani hanno battuto una notizia sorprendente: la Tunisia ha riconosciuto un matrimonio tra due omosessuali, il primo caso in tutto il mondo arabo.

A dare l’annuncio è stata l’associazione Shams per la depenalizzazione dell’omosessualità in Tunisia, sulla propria pagina Facebook: «Si tratta di una prima assoluta in Tunisia e nel mondo arabo – scrive l’associazione – Il contratto di matrimonio tra un cittadino francese e un tunisino, sottoscritto in Francia, è stato riconosciuto in Tunisia ed annotato nell’atto di nascita dell’anagrafe tunisina».

Gli sposi sarebbero un giovane tunisino di 26 anni e il suo compagno francese di 31, che presumibilmente adesso vivranno insieme in Francia, visto che il 26enne avrebbe ottenuto un visto per il ricongiungimento familiare. L’annuncio, pubblicato il primo giorno di Ramadan, mese sacro per i musulmani, ha provocato molto rumore sui social e sui media.

Forti dubbi sono venuti anche alla nostra redazione e consultando il sito specializzato in difesa delle persone LGBTQ nel mondo islamico Il Grande Colibrì, si sono rafforzate. Nel sito leggiamo un articolo a firma di Pier Cesare Notaro – attivista e anima del sito – che metterebbe in forte dubbio l’aspetto progressista della notizia riportando che, in ogni caso, la sodomia resta un reato grave nel codice penale tunisino e che, probabilmente, si tratta di un errore dell’anagrafe del comune tunisino coinvolto. Infatti lo stesso presidente dell’associazione Shams «è stato chiamato come avvocato per cancellare quel riconoscimento, dal momento che mette in pericolo lo sposo tunisino: il giovane omosessuale non vuole quella trascrizione perché ci potrebbero essere rischi se la notizia circolasse, soprattutto perché sembra che si tratti di un paesino».

Infatti fonti dell’ANSA fanno riferimento a una dichiarazione di Lotfi Zitoun, ministro degli affari locali del governo tunisino in cui si afferma che «la Tunisia non ha intenzione di riconoscere alcun matrimonio tra persone dello stesso sesso» e che avvierà le verifiche del caso. L’avvocato Giorgio Bianco dello studio Giambrone Law, operante anche a Tunisi e intervistato dall’ANSA spiega la situazione: «Premesso che quanto riportato dall’associazione Shams sia ad oggi negato dalle autorità e che pertanto si possa commentare solo una situazione ipotetica e non attualmente certa – prosegue l’avvocato – l’evidente errore commesso dalle autorità consolari o dall’anagrafe tunisina non costituisce di per se un primo passo verso il riconoscimento delle unioni civili o di matrimoni dello stesso sesso in Tunisia. Infatti, non si tratta in alcun modo di un riconoscimento giurisprudenziale nell’interpretazione della normativa tunisina che porterebbe a un’orientamento giurisprudenziale capace anche di condizionare la futura politica del Paese sul tema, ma solo un errore amministrativo che risulta essere contrario ai valori costituzionali tunisini».

L’unica riflessione che possiamo fare in conclusione è invitare colleghi di testate più prestigiose della nostra a un ripasso basilare delle regole giornalistiche nella verifica delle fonti e non lanciare notizie sensazionalistiche per aumentare tirature o visite web e generando false speranze.

a.p.

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