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L’EGOISMO DI UNA EUROPA FINTA DOMINATA DALLA NUOVA RAZZA NORDICA

L’attuale epidemia di Covid-19 ha fatto molte vittime umane e lasciato una scia di dolore e paura in molte famiglie. Per questo preghiamo che questo flagello cessi il prima possibile attraverso la scoperta di vaccini e medicinali efficaci.

Ma in questo articolo voglio parlare della prima delle due vittime politiche e istituzionali di questo virus, vittime che, d’altronde, stavano agonizzando da lungo tempo.

La prima vittima è senz’altro l’Unione Europea. Una costruzione intergovernativa, e non certamente federale, edificata senza consultare i popoli europei o ignorando con fastidio e disprezzo i voti nazionali. Una Unione finanziaria e di mercato neoliberista ma non politica.

Ho sostenuto, fin dal 2003 nei miei scritti, l’assurdità di una Costituzione europea elaborata da una assemblea nominata e non eletta (battezzata «Convenzione» in spregio alla vera prima assemblea eletta a suffragio universale nella storia dell’Occidente ovvero la Convenzione nazionale francese del 1792). Quella «Costituzione» è naufragata sotto la volontà di diversi popoli europei quando ci si è degnati di consultarli tramite referendum, ma è rientrata in gran parte dalla finestra attraverso un accordo intergovernativo, il Trattato di Lisbona siglato nel 2007 ed entrato in vigore nel 2009. Esso ribadisce tutti i limiti strutturali precedenti: non vi è una vera ed efficace comune politica estera, di difesa, fiscale, monetaria e sociale, ovvero quello che stabilisce un vero contratto sociale alla base di una forma statuale.

Giuseppe Mazzini – Liber Liber
Giuseppe Mazzini

Un organismo tra governi dove nessuna carica è eletta democraticamente e dove contano solo le lobbies finanziarie e industriali interessate a costruire un largo spazio economico liberista dove fare impunemente social dumping e ricattare i parlamenti e i popoli europei. Giuseppe Mazzini scrisse nel 1834 sopra una libera e democratica federazione dei popoli europei: «L’epoca passata, che è finita con la rivoluzione francese, era destinata ad emancipare l’uomo, l’individuo, conquistandogli i doni della libertà, della eguaglianza, della fraternità. L’epoca nuova è invece destinata a costituire l’umanità, è destinata ad organizzare un’Europa di popoli, indipendenti quanto la loro missione interna, associati tra loro a un comune intento». Dove scorgiamo oggi questo «comune intento»? Che cosa penserebbe Mazzini dell’attuale UE? Penso proprio che ne direbbe tutto il male possibile, ne sarebbe disgustato ed organizzerebbe una resistenza politica e finanche armata a questa dittatura economica. Cosa direbbero oggi Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, autori del Manifesto di Ventotene in cui si legge: «le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire, durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita»? Dove è l’Europa della giustizia sociale?

Vignetta dell’ Economist su un sentimento antitedesco che sta crescendo

Tutto questo si è visto in maniera dirompente durante l’attuale crisi. L’UE è una entità a trazione tedesca, una Germania incredibilmente unita e graziata con debiti di guerra condonati superiori agli attuali 400 miliardi di euro, dopo aver scatenato colpevolmente due conflitti mondiali, vanificando milioni di morti sacrificatisi proprio per impedire una egemonia teutonica sull’Europa. Vi sono poi altri paesi del nord Europa a fare da gendarmi, e perseguono tutti insieme politiche non solo, come già detto, iperliberiste, ma anche filonazionali per paesi e popoli che si auto-concepiscono come “superiori” moralmente e politicamente (Germania e Paesi Bassi su tutti). In tutto ciò scorgo una errata visione del protestantesimo e, sopratutto nei Paesi Bassi, una concezione ipercalvinista del tutto estranea ai Riformatori del XVI secolo. Una mentalità per cui se sei povero e disoccupato è sempre e solo colpa tua, in cui la carità è abbandonata, in cui i debiti pregressi devono essere pagati dagli eredi incolpevoli. Una mentalità in cui ognuno pensa al suo particulare – come direbbe il Guicciardini – e non esiste la minima solidarietà né morale né materiale.

Se l’Italia chiede aiuto, non glielo si concede perché è un paese inaffidabile, spendaccione e moralmente inferiore. Al limite si concede il MES (ovvero il meccanismo “salva stati”) che ha ridotto la Grecia a un paese del terzo mondo con un tasso di mortalità sperimentato solo durante l’ultima guerra, svendendo tutte le maggiori e strategiche proprietà pubbliche proprio a favore della nuova razza ariana nordica targata UE. Speriamo che Giuseppe Conte resista alle enormi pressioni e non firmi una condanna a morte per l’Italia, che oltretutto sarebbe spendibile solo per le emergenze sanitarie e non per aumentare il welfare e rimettere in modo le aziende. Oppure la banca privata BCE (unico caso al mondo di una banca centrale che sia privata e priva di un controllo diretto o indiretto di tipo politico) offre il quantitative easing ovvero un ulteriore indebitamento dei paesi con un debito pubblico già molto alto.

A questo punto la domanda è più che lecita: ci conviene davvero rimanere in una UE che ci disprezza e ci nega l’aiuto nel momento della drammatica emergenze, continuando ad usare una moneta che ontologicamente – o se preferiamo per statuto – prevede un indebitamento senza fine? E’ possibile quella che nel mondo giornalistico viene chiamata Italexit?

Da storico non posso che dire di sì. Chi parla di “irreversibilità” della costruzione europea (cioè dell’attuale UE non dell’idea europea in astratto) mente sapendo di mentire. Nessuna costruzione politica è irreversibile ed eterna, Roma e Costantinopoli sono cadute assieme a imperi ancora più antichi, non vedo perché un aborto politico come l’attuale UE debba sopravvivere. Certo, questa scelta di uscire dal mercato unico e dall’euro avrà inevitabilmente dei costi, anche alti, ma anche rimanere dentro un simile Leviatano avrà, nel medio e lungo periodo, conseguenze spaventose. Ad ogni modo è il popolo che dovrebbe decidere, non classi dirigenti vendute e corrotte dal neoliberismo globalista. Da un punto di vista giuridico l’articolo 11 della nostra Costituzione afferma che l’Italia «consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni». Ma ora non vi è «parità con gli altri Stati» e non vi è «giustizia fra le Nazioni». Inoltre la Costituzione non parla esplicitamente di Europa né di come essa sia accettabile. I costituenti qui parlavano, non fatevi ingannare, più delle Nazione Unite che non dell’Europa Unita e sicuramente non dell’attuale UE.

Prodi e Kohl

Con tutto quello che ho finora detto ed esposto non voglio in nessun modo essere propugnatore di un nazionalismo fine a se stesso, tipico del reazionarismo e dei movimenti fascisti. L’idea di Mazzini è una idea buona, giusta ed ambiziosa mentre l’idea di una Europa graduale e che iniziasse il suo percorso da una moneta unica è stata rovinosa, e uomini come Prodi e Kohl se ne assumeranno storicamente e moralmente il demerito e il biasimo, visti anche i loro interessi personali. Dobbiamo abbattere totalmente questo edificio marcio fin dalle fondamenta, per edificarne uno nuovo basato sulla democrazia, anche diretta, sulla solidarietà, su un costruzione politica seria e robusta. Una nuova Europa che accolga solo le nazioni e i popoli pronti a una vera sussidiarietà e unione. Cominciando magari, dai paesi del Sud Europa come Spagna, Portogallo, Malta, Cipro, Grecia, Albania oltre, ovviamente, all’Italia. Paesi con strutture politiche, culturali, sociali e storiche in comune. Il no, quindi, è verso questa Europa delle banche e delle multinazionali a favore dell’Europa dei popoli e della giustizia sociale. Non è ancora troppo tardi per abbattere il mostro ed edificare la casa comune, la casa costruita da uomini avveduti che hanno costruito la loro casa «sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia». (Matteo 7:24-25)

La seconda vittima di questa emergenza sono, in Italia, le Regioni. Costruzioni artificiose che, nella maggior parte dei casi, non hanno alcune continuità non solo istituzionale ma nemmeno storica e culturale con gli stati italiani preunitari. Enti lontani dai cittadini, disastrosi dal punto di visto economico e della coesione sociale. Ma ne parlerò nel mio prossimo editoriale.

Andrea Panerini

Ps. Consiglio la lettura di un libro di un caro amico: Domenico Moro, La gabbia dell’euro. Perché uscirne è internazionalista e di sinistra. Imprimatur, 2018.

3 pensieri riguardo “L’EGOISMO DI UNA EUROPA FINTA DOMINATA DALLA NUOVA RAZZA NORDICA

  • 26 Aprile 2020 in 16:09
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    Analisi lucidissima che condivido anche io.

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  • 2 Maggio 2020 in 18:10
    Permalink

    Condivido pienamente queste osservazioni che mirano a far riflettere su quanto siano discutibili già le basi alla radice dell’origine dell’Unione Europea quando è evidente, adesso più che mai,
    che di unione non si può parlare se un solo paese come la Germania può riuscire a condizionare ogni scelta politica sociale ed economica solo per salvaguardare i propri interessi.

    Rispondi

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