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LA DEMOCRAZIA OCCIDENTALE AL TEMPO DELLA PANDEMIA

La pandemia del Covid-19, partita dalla Cina, ha raggiunto in breve tempo tutto il mondo occidentale. Sta colpendo, in maniera significativa, l’Europa e gli Stati Uniti d’America, ma già vi sono numerosi focolai dell’infezione in America Latina e nel continente africano, con sistemi sanitari assolutamente inadeguati nelle strutture e nelle politiche di prevenzione.

Le democrazie liberali di stampo occidentale, si sono trovate ad affrontare una sfida globale che mette in pericolo il bene più prezioso dell’umanità, ovvero la vita e la tutela della salute e dell’integrità di ciascuno di noi. La sfida sanitaria si lega indissolubilmente alla questione economica, tanto più in una stagione di globalizzazione delle merci, dei mercati e della finanza. L’emergenza sanitaria ha reso necessaria la compressione dei diritti di libertà, tutelate dalle principali Carte costituzionali. Ciò che sembrava impensabile sino all’altro giorno si è puntualmente realizzato: uscire per fare una passeggiata, incontrare degli amici, passare del tempo in famiglia, partecipare ai culti religiosi, così com’è impedita quasi ogni attività ordinaria della vita di tutti i giorni.

Difatti, di fronte alla compromissione del diritto alla vita e alla sua tutela, le altre libertà vengono poste in secondo piano, secondo un principio di dignità e di piena promozione e salvaguardia della vita umana. Tuttavia, a questo punto possiamo porci alcune domande: per quanto tempo potranno essere tollerate la sospensione dei diritti di libertà? Le ragioni di una rapida ripresa della produttività sono maggiormente meritevoli di tutela rispetto al diritto alla salute? Le democrazie occidentali possono affidarsi a uomini soli al comando?

Questi quesiti meriterebbero trattazioni dilungate e particolareggiate, ciononostante possiamo dare alcune risposte. A differenza del modello cinese, di stampo autoritario, in un regime democratico la libera informazione, il libero movimento e interazione delle persone, il pluralismo culturale e politico, i corpi intermedi e la partecipazione della cittadinanza, rappresentano il sale della civiltà europea.
I cittadini del Vecchio continente si sono formati avendo interiorizzato questi diritti, arrivando al punto da sottovalutarli, senza prenderli in seria considerazione, se non riscoprirli quando vengono improvvisamente a mancare come in queste settimane di obbligata quarantena. Un altro aspetto essenziale riguarda i meccanismi di check and balance previsti nelle nostre carte costituzionali, messi in discussione dal naturale accentramento del potere in mano a pochi gestori delle politiche di emergenza.

Nello stesso modo, anche il Parlamento è visto come un orpello privo di efficacia, un organo non necessario, inutile e causa delle lungaggini decisionali. In questi giorni si sente molto parlare di rapidità delle decisioni, velocità nell’approvare le indicazioni del governo. Ma tutto questo contrasta con lo spirito della nostra Costituzione, antifascista e repubblicana. La tendenza a un presidenzialismo di fatto, privo di contrappesi e di un dibattito civico nei territori, rappresenta un grave pericolo che può essere giustificato solo per un periodo molto limitato e per gravi necessità.

Occorre dunque tornare alla normalità democratica, una volta usciti dalla prima fase, la fase più acuta dell’emergenza sanitaria. Normalità democratica, in quest’accezione, vuole dire rinnovata centralità delle assemblee parlamentari, già da tempo svuotate di funzioni (ad esempio con il massiccio utilizzo dei Dl e dei voti di fiducia, così come i troppi Dpcm in questa fase di pandemia). Ma non basta, occorre investire sempre di più sui corpi intermedi, attraverso un dialogo costante tra i diversi livelli di governo e le differenti organizzazioni sociali. Tutto ciò, deve essere accompagnato, da una nuova ri-politicizzazione della società civile che si esprima in una rinnovata sfera pubblica dialogica attraverso lo studio delle questioni emerse, la mobilitazione dei cittadini organizzata nei movimenti, nelle associazioni e finanche nei tanto vituperati partiti politici.

Una cittadinanza attiva che deve riappropriarsi di spazi di democrazia, mobilitarsi per cause di giustizia sociale, giustizia ambientale e per la tutela dei diritti di libertà, evitando scorciatoie, come l’uomo solo al comando, che riducono pericolosamente i diritti democratici di ciascuno/a di noi.

Paolo D’Aleo

Un pensiero su “LA DEMOCRAZIA OCCIDENTALE AL TEMPO DELLA PANDEMIA

  • 20 Aprile 2020 in 16:42
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    Sono completamente d’accordo con l’articolista, anche se penso che in tutto ciò che ha detto manca una valutazione dell’interferenza dei potentati economici nei comprimere i meccanismi democratici che ci sono tanto cari, Il problema se accettare o meno il MES senza vincoli è uno di essi.
    Un eventuale accordo MES infatti è sempre rinegoziabile e se non ha condizioni adesso potrebbe averne in futuro, laddove in una trattativa di rinegoziazione i paesi forti economicamente potrebbero far valere il loro peso. I bond o coronabond non avrebbero un tale problema perché sarebbero dei normali titoli azionari. E’ un punto importante che potrebbe condizionare il ritorno alla normalità democratica (che democrazia è quella in cui si è liberi solo di morire di fame?) e indebitare il paese come è stato fatto con la Grecia, che nessuno credo può dimenticare.

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