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DALL’IMMUNITÀ DI GREGGE ALLA NUOVA SOCIETÀ

Riflessioni al tempo del coronavirus

Aggiornamento 06/04/2020 ore 23.50: a poche ore dalla pubblicazione di questo articolo, il premier Johnson è stato trasferito nel reparto di terapia intensiva (red).

L’irrompere della pandemia di coronavirus, in tutto il mondo, ha colto di sorpresa le classi dirigenti dei diversi paesi, a partire dallo spettacolo offerto dai governi europei, nei contrasti emersi nella struttura dell’Unione Europea tra i diversi organi comunitari e gli stati membri. In particolare ha destato sconcerto nelle opinioni pubbliche europee, la posizione assunta dal governo inglese guidato da Boris Johnson. Il premier conservatore, probabilmente consigliato da scienziati compiacenti e da potenti lobby economiche, ha esposto il piano dell’esecutivo da lui guidato per contenere il contagio. Potremmo riassumerlo con uno slogan: «privatizzare tutto e sviluppare l’immunità di gregge».

Si salvi chi può! Il premier ha avvertito le famiglie britanniche di prepararsi alla concreta possibilità di perdere i propri cari. Oggi giunge la notizia che Boris Johnson è ricoverato in ospedale, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute dopo aver contratto il virus. Gli auguriamo una rapida e completa guarigione e che questa possa essere l’occasione per rivedere posizioni politiche e culturali che negano la dignità dell’essere umano nel suo diritto alla tutela della salute e, di conseguenza, la difesa dell’ambiente da tutto ciò che l’uomo sta facendo per distruggerlo e distruggersi. Secondo i conservatori inglesi, la tutela della salute va subordinata alle ragioni dell’economia. Prevalgono il denaro, la merce rispetto alla dignità di ciascun essere umano.

Margaret Thatcher

Tuttavia, questa posizione politica, leggermente rivista nelle settimane successive a causa dell’esplosione dei contagi e della sofferenza del servizio sanitario inglese, non dovrebbe stupire. Si tratta della logica conseguenza degli assunti ideologici del neoliberismo che proprio in Inghilterra ha messo per primo le radici, già alla fine degli anni ’70 con i governi guidati da Margaret Thatcher. Secondo l’ex Lady di ferro «non esiste la società ma soltanto gli individui». Gli essere umani sono considerati carne da macello, utili solo nel momento in cui possono essere sfruttati per ottenere un profitto. Se questo non può avvenire, allora vanno considerati degli scarti. Dunque, anche gli individui possono essere sacrificati sull’altare del denaro e del profitto a favore dei monopoli capitalistici. In particolare, vengono esposti al rischio del contagio i lavoratori delle imprese ancora in funzione, i medici, il personale sanitario, i commessi e tutti/e coloro che ogni giorno rischiano la vita per mandare avanti il proprio paese.

Decenni di globalizzazione dei mercati e di politiche economiche neoliberiste hanno lasciato la Gran Bretagna e molti altri paesi in condizioni molto difficili. Lo scoppio della pandemia di Covid-19 è avvenuto nel momento di maggiore debolezza delle economie occidentali e di crisi finanziaria. Le carenze odierne del personale medico, la mancanza di strutture adeguate di terapia intensiva e di attrezzature specializzate nel Servizio sanitario nazionale britannico ma anche negli altri paesi europei, rappresentano il risultato diretto di decenni d’investimenti insufficienti. La privatizzazione, la finanziarizzazione, una concentrazione sproporzionata di investimenti nella sfera militare-industriale, le riduzioni fiscali per le multinazionali e la globalizzazione hanno lasciato gli Stati nazionali nella diffusa incapacità di affrontare le complesse sfide del presente.

Allo stesso tempo, le politiche di austerità hanno ridotto la fornitura di servizi di assistenza sociale, impoverito le classi medie e gettato nella disperazione le classi popolari. In questo quadro, il governo di Boris Johnson non ha intenzione di abbandonare gli interessi economici e finanziari dei monopoli commerciali che dominano l’economia britannica. Di contro, è sempre più urgente la trasformazione della società e delle sue politiche. Occorre indirizzate tutte queste ingenti risorse economiche verso una nuova stagione di vere riforme sociali, a partire dall’investimento sulla sanità pubblica: costruire nuovi ospedali e reparti di terapia intensiva; la fornitura urgente di dispositivi di protezione; investire tutte le risorse per potenziare il Servizio Sanitario pubblico e predisporre controlli sulle multinazionali farmaceutiche.

Inoltre, servirebbe aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori, migliorare le condizioni degradanti del mercato del lavoro, adottare misure immediate per eliminare i senzatetto, la fame e la povertà pericolosamente in crescita. Queste iniziative andrebbero accompagnate ad un grande piano di investimenti nell’edilizia popolare e altre misure urgenti per il benessere della popolazione. E’ necessario un cambio di paradigma che rimetta al centro l’uomo, l’ambiente e la ripresa di una dimensione della politica autonoma dalla finanza, da essa non più subordinata.

Una nuova società che, come ha scritto Jeremy Corbyn, prima di dimettersi dalla guida del Labour Party, sia «basata sulla giustizia sociale, l’uguaglianza e la cura del nostro ambiente. In questi anni, abbiamo ricordato come le persone che mantengono attiva la nostra società non sono i miliardari, ma gli addetti alle pulizie, gli infermieri, gli operatori sanitari e il personale del supermercato, così come le donne e i lavoratori migranti con basse retribuzioni. La mia voce non si fermerà, sarò lì fuori a fare campagna per il socialismo, la pace e la giustizia e sono sicuro che lo faremo insieme». Una nuova società, «for the many, not the few».

Paolo D’Aleo

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