FLORENCE QUEER FESTIVAL: “WILD NIGHTS WITH EMILY” VINCE LA 17a EDIZIONE

La giuria del Florence Queer Festival, composta da Alba Donati, poetessa e direttrice del Gabinetto Vissieux, Maria Grosso, giornalista de Il Manifesto, Stefano Fabbri, ex caporedattore de l’Ansa, Alessandro Agostinelli, direttore del Festival del Viaggio, Bob Vallier, direttore della Syracuse University, ha deciso di assegnare ben tre menzioni speciali.

La prima, come miglior documentario, al lavoro di Megan Rossman, The Archivettes, documentario sull’incredibile lavoro di recupero e mantenimento della memoria del Lesbian Herstory Archives di New York.
“Accende una luce su una storia sconosciuta, con momenti di vita e memoria individuali che formano il respiro collettivo della comunità lesbica newyorkese, il tutto impreziosito da uno sguardo vintage anni ’90” dice la giuria nelle sue motivazioni che valorizzano così l’importante contributo dei documentari alla selezione del programma di questa edizione.
La menzione come migliore storia va invece a The Garden Left Behind “Per la densità dei temi (migrazione, identità sessuale, famiglia, violenza, etc) e per la normalità di una storia che diventa simbolica e in cui ricerca sociale, umana, politica, stanno dentro la lungimiranza emotiva della narrazione.” Altro titolo statunitense, firmato dal regista di origine brasiliana Flavio Alves, disegno per fiction della battaglia per la transizione di una giovane donna messicana a New York.
Ancora una menzione, in questo caso per la regia, per NevrLand, dell’austriaco Gregor Schmidinger, “Un affresco contemporaneo che lega il tema del virtuale e del porno ai legami familiari e al dato onirico. In questo film la macchina da presa indaga (con scene spesso oscure e intime) alcune zone d’ombra dei rapporti quotidiani. Da segnalare le scene del mattatoio che sono omaggio e citazione al film cult Un anno con tredici lune di Rainer Werner Fassbinder.”

Premio della giuria quindi come miglior film a Wild Nights with Emily della regista statunitense Madeleine Olnek. “Il film ci racconta una visione, assolutamente inedita, della clausura di Emily Dickinson. Ci racconta ciò che nessuna biografia ha ancora affrontato riscattando la soggettività artistica ed esistenziale della poetessa: le sue poesie d’amore dedicate a figure maschile erano in realtà il frutto di cancellazioni fatte ad hoc dalla famiglia per nascondere la reale destinataria, Susan Gilbert. In questo film non ci appare la convenzionale Emily Dickinson, poetessa severa e appartata, ma una donna che corre attraverso il giardino portando poesie all’amata. Un film che esprime alta eccellenza nei costumi, nella recitazione, e nell’originalità della struttura narrativa in cui prevale il ritmo teatrale.”
Per il pubblico invece il lungometraggio più apprezzato è The Garden Left Behind di Flavio Alves.

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