UN DARK ARCOBALENO

“Darkroom – Drops of Death” di Rosa von Paunheim (Germania, 2019)

La prima sensazione che ti lascia questo film è quella di una paura di fare sesso in modo casuale. Non è affatto un’opera moralistica nè è un moralista chi vi scrive, ma questo è senz’altro il primo pensiero irrazionale che attraversa tutta la sala, visto che – a parte il primo, realizzato per vendetta – tutti gli omicidii compiuti dal protagonista avvengono attraverso piattaforme per la ricerca di sesso facile mentre la scoperta della droga utilizzata avviene in un battuage berlinese. La 76enne Rosa von Paunheim, dopo una carriera di documentari nella comunità LGBTQ (da ricordare “Un virus non conosce morale” e “Froci morti – Lesbiche vive”) e film realizzati con dilettanti, debutta con il suo primo film realizzato con attori professionisti con un thriller psicologico dalle forti tinte dark ma anche arcobaleno che è stato proiettato stasera al “Florence Queer Festival“.

Dark è per scelta narrativa, fotografia e scenografia, arcobaleno in quanto racconta dinamiche ben vive e presenti nel mondo gay e lesbico europeo, dal sesso promiscuo, all’instabilità delle coppie al senso di oppressione per una società ostile. La von Paunheim si ispira a un fatto di cronaca nera avvenuto in Germania nel 2009 e agli atti del conseguente processo celebrato nel 2010.
Lars (un ispirato e completo Bozidar Kocevski) è un infermiere di Saarbrücken che si trasferisce a Berlino con il fidanzato Roland (Heiner Bomhard, presente alla proiezione fiorentina), cantante e membro di un trio che va per la maggiore nei club gay della capitale tedesca. Il loro sogno di vivere insieme sta per realizzarsi, ma Lars è arrestato per pluriomicidi e tentati omicidi con il Ghb o “ecstacy liquida”, una droga molto diffusa in alcuni ambienti omosessuali e letale per arresto respiratorio se usata in grandi quantita mischiata all’alcol. Il tribunale cerca di risalire alla motivazione per cui l’imputato – che afferma di aver ucciso per errore e non per sua volontà – da tranquillo cittadino, amorevole verso il suo compagno, si sia trasformato in un serial killer. Se il primo omicidio ha la motivazione di vendicare un amico di Roland, musicista del trio ed abbandonato dal fidanzato, anch’essi parte del trio artistico, nel momento del massimo bisogno, ovvero quando scopre di essere affetto da un cancro allo stomaco, gli altri omicidi sembrano gratuiti e ispirati da un narcisismo che porta alla volontà di potere e controllo nei confronti degli altri. Ovviamente viene tirata in ballo la religione – pedaggio della von Paunheim ai cliche del cinema gay-lesbico che confonde religione e fede, coazione e libertà del credente – per giustificare una oppressione da parte della nonna che controllerà gran parte della sua fanciullezza ed adolescenza e lo porterà a una lettura coatta della Bibbia. Una lettura forzata che non è certo il tratto distintivo del protestantesimo né che giova al protagonista, un uomo complessato e che soffre di complessi di persecuzione e di autocommiserazione, una vera comprensione della Parola di Dio che si basa sulla sacralità della vita. La Bibbia non si deve leggere o far leggere per forza e il bambino Lars soffre tutti gli scompensi di una educazione tradizionale e sessuofobica senza, peraltro, che questo possa diventare un comodo alibi. Il protagonista – un omicida lucida ma anche ingenuo che lascia tante prove dei suoi delitti – è anche affetto da manie che lo portano a rubare a tutti (compresa la nonna che minaccia di diseredarlo e che viene liquidata da un “eccesso” di medicine) e a fare largo uso della dissimulazione e della menzogna che nulla hanno a che fare con una repressione sessuale e che indicano uno squilibro psichico che, se viene considerato non rilevante nella sentenza del tribunale, lascia delle perplessità nello spettatore.
Nonostante dei difetti e delle ovvietà oltre al cliché sulla religione, il film è godibilissimo, si affida a un cast giovane e talentuoso, a una fotografia vivace e puntuale ed è una delle uscite più interessanti del cinema LGBTQ europeo nel 2019.

Andrea Panerini

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