LA SINISTRA TRA SUPERFICIALITÀ E IGNORANZA BIBLICA

Questa lettera del nostro Direttore è stata inviata alla Direttrice della rivista “Left” Simona Maggiorelli lo scorso 26 settembre che ha risposto privatamente, il giorno successivo, “rifletterò sulle sue parole” ma non l’ha mai pubblicata. Lo facciamo noi, per diritto e dovere di cronaca e per sollevare una grave questione per il nostro paese e per la parte politica di riferimento della rivista. (red.)

Gentile Direttrice,

sono un pastore luterano e leggo sempre con molto piacere e profitto il settimanale “Left” da Lei diretto, esempio anche di come molteplici visioni culturali e politiche della sinistra si possono proficuamente confrontare arricchendosi.

Per questo motivo sono rimasto sconcertato dal suo editoriale “Libertà di vivere” (numero 38/2019, 20 settembre). Non dal tono generale, che in linea di massima condivido, pur essendo il tema del “fine vita” meritevole di approfondimenti più posati di un editoriale, ma nel modo in cui Lei tratta i credenti. Assimila tutti i cristiani d’Italia a monsignor Bassetti, presidente della CEI e questo è già un fatto estremamente criticabile, visto che il cardinale Bassetti non rappresenta certo i cristiani che non sono cattolici romani in Italia, ma – per diretta esperienza – non rappresenta nemmeno alcuni milioni di cattolici che hanno posizioni ben più avanzate di lui, il cui ruolo, come certamente Lei sa bene, è più politico che pastorale e ha riassunto con uno slogan ad effetto – oggi vanno tanto di moda – che è esemplificativo di una certa teologia cattolica, in cui la sofferenza è una forma di espiazione per i peccati. Forse Lei ignora che da cinquecento anni Lutero ha confutato e demolito tale tesi, ovvero che con “meriti, opere ed espiazioni” si possa accedere alla salvezza che, invece, come dice chiaramente la Bibbia, è immeritata e gratuita, concessa per amore di Dio.

Già, la Bibbia. Da quello che ha scritto nella seconda parte del suo editoriale ho l’avvertito sospetto che Lei non l’abbia mai letta o forse svogliatamente sfogliata senza mai approfondirla. Altrimenti non mi spiegherei come Lei possa far dire alla Bibbia che siamo figli di Caino. Forse qualche cattolico non particolarmente pratico della Scrittura (purtroppo la maggioranza) può aver fatto confusione e averLe riferito questo concetto che è interamente falso. La Bibbia dice che siamo figli e figlie di Dio (Rom. 8:14) e che Dio è amore e che, se amiamo Lui, dobbiamo amare il nostro prossimo (1 Gv. 4:7-8). Caino è una figura letteraria per testimoniare la violenza insista nell’uomo che è peccatore e che tuttavia viene tutelato nella vendetta con una chiara ripulsa della pena capitale, perché solo a Dio è data la vendetta per il sangue che urla dalla terra (Gen. 4:8-15). Dio si è incarnato in Cristo e ha sofferto per amore, per salvare tutti e tutte (1 Gv. 2:2).

Lei, legittimamente, può non crederci: è materia di fede. Ma se si occupa – seppur incidentalmente – di religione e non distingue tra cristiani di diverse confessioni e cita a sproposito e senza conoscenza la Bibbia, offende non solo me, ma milioni di credenti in questo paese, credenti che in un numero non piccolo sono d’accordo con Lei sia sul fine vita che su altro: io, ad esempio, mi definisco un anticapitalista cristiano e leggo sia Marx che Tolstoj anche se, in tutta evidenza, gran parte della sinistra ormai non legge più Marx, figuriamoci Tolstoj. E’ un antico vizio della sinistra italiana quello di eliminare qualunque riferimento alla spiritualità, anche se storicamente molti cristiani (sia cattolici che evangelici) sono stati anche maggiormente all’avanguardia rispetto ai tradizionali partiti di massa. Pensiamo a Capitini, a Schirò, a don Milani (da tutti citato e da nessuno veramente capito).

Questa sua topica mi consente di accennare a un problema grave della cultura in questo paese: la quasi assoluta mancanza di conoscenza della Bibbia ovvero di uno di quei testi, nel bene e nel male, costitutivi della cultura occidentale. Non solo i credenti hanno il diritto e il dovere di avvicinarsi al testo sacro ma anche i non credenti o i credenti di altre religioni hanno il dovere culturale di conoscere la Bibbia, altrimenti non capiranno mai nulla né dell’ebraismo né del cristianesimo e con loro una bella fetta di storia del nostro continente e del pensiero storico e filosofico occidentale.

Salvini cita e critica l’Islam dall’alto della sua ignoranza: non ha mai aperto né letto il Corano né conosce la storia dei paesi islamici e le varie correnti di pensiero al loro interno. E’ giusto e doveroso stigmatizzarlo, ma questo vale anche per tutti coloro che criticano le religioni senza conoscerne neppure i fondamenti.

Concludo questo mio non brevissimo intervento – ma la sintesi non sempre è amica della verità e della chiarezza espositiva – per dirLe che conosco diversi uomini di Chiesa e teologi che sono anche bravi giornalisti, mentre – ahimé – non posso dire altrettanto di giornalisti che sanno di teologia, Bibbia e religione. Non sarà il caso di porre rimedio?

Andrea Panerini

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