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LA BATTAGLIA DEI MAGISTRATI ONORARI

Perché i cristiani non possono restare a guardare

Ormai da oltre due mesi, ma soprattutto in questi giorni, si è inasprita la battaglia della magistratura onoraria contro la riforma proposta dal governo.
Chi sono i magistrati onorari? Sono quasi seimila persone qualificate che, sparse in tutti i tribunali e le procure d’Italia, sostituiscono i magistrati di carriera (cosiddetti “togati”), in tantissime funzioni nel primo grado di giudizio. In ambito penale sostengono l’accusa al posto dei sostituti procuratori della Repubblica, o sono giudici singoli, in circa l’80% dei processi penali cosiddetti minori: furti semplici, piccolo spaccio di droga, truffe, scippi e simili. In ambito civile si occupano praticamente di tutto: dalle cause di lavoro alle questioni riguardanti separazioni, divorzi e famiglia, contratti commerciali, locazioni ecc. portando a termine circa il 40% del lavoro complessivo dei tribunali. Interrogano i testimoni, scrivono sentenze, sono affidatari di cause che portano avanti autonomamente, alleggerendo il carico di lavoro dei giudici di carriera e svolgendo le funzioni giurisdizionali esattamente come i giudici di carriera.
Hanno contratti a termine, non hanno nessun tipo di tutela, né previdenziale né assistenziale, e guadagnano in base a quanto riescono a lavorare, quindi a cottimo. Molti di loro sono in carica da dieci, quindici o venti anni, non per loro responsabilità, ma perché essendo l’amministrazione della giustizia terribilmente carente di personale, e poiché i magistrati di carriera costano allo Stato retribuzioni e contributi molto alti (tra i sei e gli ottomila euro), i vari governi che si sono succeduti hanno trovato molto conveniente confermare questi giudici onorari che allo Stato costano molto, ma molto meno.
Cosa ha proposto il governo? Ha proposto una riforma che elimina le modalità di assunzione e svolgimento dei compiti così come sono state svolte fino ad oggi, inserisce tutti gli onorari in una struttura chiamata ufficio del processo, a capo della quale viene posto un giudice di carriera. I magistrati onorari che verranno inseriti in questo ufficio non potranno lavorare più di due giorni a settimana, non avranno la funzione giurisdizionale e quindi non potranno interrogare i testimoni, firmare le sentenze e altri provvedimenti, compiti che dovranno essere svolti dal giudice di carriera, riceveranno un compenso fisso largamente inferiore a quello che attualmente riescono a raggiungere (ottocento euro al posto degli attuali millecinquecento o al massimo duemila), e dovranno tenere l’agenda del giudice togato, fare le ricerche, scrivere le bozze di sentenza e degli altri provvedimenti sulla base delle direttive che riceveranno dal togato, che poi firmerà i provvedimenti così predisposti. Fra i compiti del giudice togato è prevista anche la formazione di questo personale. «»
Cosa accadrà se passa la riforma così concepita? «Nel settore penale, i giudici onorari privi della funzione giurisdizionale non potranno più rappresentare l’accusa nei processi, né essere giudice unico – ci ha confidato un giudice onorario toscano – Nell’accusa dovranno essere sostituiti dai sostituti procuratori della Repubblica che invece di dedicarsi alle indagini dovranno passare le loro giornate in udienza, con la conseguenza che moltissimi reati anche gravi andranno in prescrizione. I giudici di carriera dovranno farsi carico anche di decidere i processi in carico ai magistrati onorari con il conseguente dilatarsi dei tempi dei processi che già adesso hanno tempi lunghissimi, con la conseguenza che molti imputati saranno scarcerati o anche qui beneficeranno della prescrizione senza ottenere una decisione sulla loro innocenza o colpevolezza
Nel settore civile le cause che già in molti tribunali vedono fissarsi la prima udienza ad un anno dalla data di deposito del ricorso, e rinvii di un anno per sentire testimoni, precisare conclusioni, ottenere decisioni, vedranno i tempi dilatarsi: infatti i nuovi magistrati onorari non saranno più persone con esperienza e competenze, «ma più facilmente neo laureati che possono per due o tre anni accontentarsi di un magro compenso ricevendo in cambio formazione – prosegue la nostra fonte. Una ulteriore conseguenza sarà che per reggere il carico di lavoro ed in più la formazione dei nuovi giudici, i togati dovranno fidarsi di persone inesperte, e non avranno il tempo di controllare a fondo il loro lavoro. Anche adesso i togati formano i tirocinanti ed i nuovi magistrati, ma adesso hanno anche l’aiuto dei giudici onorari con esperienza e competenze, a cui affidare, senza doversene più occupare, cause spesso anche complesse.» Va inoltre tenuto presente che in molti tribunali ci sono settori di lavoro portati avanti esclusivamente da giudici onorari, per la mancanza di un giudice di carriera assegnato a quella sezione.
Nel periodo di attuazione della riforma, che è previsto in quattro anni, i giudici onorari con esperienza e competenze, che provengono dall’avvocatura o dall’insegnamento universitario, saranno progressivamente sostituiti dai nuovi assunti, e questo comporterà la perdita di competenze ed esperienza e un generale indebolimento della giurisdizione.
La domanda che sorge spontanea in questa situazione è perché il legislatore voglia attuare una riforma che da più parti politiche (e trasversali visto che riguarda Sinistra Italiana, Possibile, Lega Nord e Fratelli d’Italia) è già stata definita “sbagliata, irrazionale nell’impianto e nelle norme di dettaglio” e che se approvata renderà certa la condanna dell’Italia alle sanzioni della Commissione Europea che ha già aperto un procedimento di infrazione nei confronti del nostro Paese.
Il favore di cui gode la riforma in buona parte della magistratura di carriera è, secondo la mia opinione, il risultato di operazioni di divisione simili già svolte in passato, con le quali si è frantumata una sinistra politica inetta e già divisa, e si è separato la parte di magistratura più attenta alla Costituzione e ai diritti di tutti dal mondo intellettuale e dalla società civile, consolidando invece l’idea di una casta separata, depositaria di un potere anziché strumento di servizio. La Magistratura di carriera non è, né può essere neutrale di fronte allo smantellamento del sistema giustizia e alle istanze sociali che si concretizzano in ricorsi per il riconoscimento di diritti: restare indifferenti significa per la magistratura di carriera venir meno a quel compito di attuazione nei casi concreti della legge e in primo luogo della Costituzione che le compete. Buona parte della magistratura di carriera sembra neppure rendersene conto, abbandonando così la società a politici analfabeti e inetti, se non addirittura infedeli e corrotti (basti pensare a quanti parlamentari inquisiti siedono sui banchi di Camera e Senato).
Noi come cristiani non possiamo restare indifferenti a questo smantellamento della giustizia che va a colpire valori fondanti della società, ma anche valori propri della fede: la tutela dei più deboli e dei poveri, il diritto a duna vita almeno dignitosa, il diritto a ricevere giustizia. Dobbiamo quindi dire chiaro e forte che qualsiasi riforma della giustizia che sacrifichi questi valori non può riscuotere il nostro consenso e non la possiamo accettare. Domandiamo quindi al Governo e a tutti i politici di ripensarci per una riforma organica che tenga conto di queste istanze, di valori che per noi sono indispensabili.

Andrea Panerini

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