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LA LIGURIA CONTRO LA LIBERTA’ RELIGIOSA

GENOVA – Il Consiglio regionale della Liguria ha approvato, lo scorso 27 settembre, la sua «legge anti-moschee» come si evince dal titolo dello stesso quotidiano genovese “Il secolo XIX”. Regole quindi più rigide in Liguria per realizzare nuovi luoghi di culto e possibilità per i Comuni di indire anche referendum su una materia così delicata. È quanto prevede questa norma ovvero il risultato delle controverse modifiche alla legge regionale del 1985 sulla disciplina urbanistica dei servizi religiosi, approvata con i 16 voti favorevoli della sola maggioranza di centrodestra e i 15 no di Pd, Movimento 5 Stelle e Rete a Sinistra. L’aula ha dato il via libera, infatti, alle proposte dei consiglieri della Lega nord (prima firmataria Stefania Pucciarelli), mentre le opposizioni attaccano e gridano all’incostituzionalità della legge.
Le nuove norme attribuiscono molti più poteri alla Regione, fissando criteri urbanistici decisamente più restrittivi per realizzare nuovi luoghi di culto. D’ora in poi toccherà alla giunta regionale, per esempio, fissare ogni anno con una delibera le distanze minime da rispettare tra le aree e gli edifici da destinare alle diverse confessioni religiose. E anche se, ovviamente, nella legge si parla sempre in modo generico dei luoghi di culto, è evidente che l’obiettivo è quello di limitare la costruzione di moschee usando paletti urbanistici. Non a caso fra i nuovi criteri da rispettare c’è quello della “congruità architettonica e dimensionale degli edifici di culto previsti con le caratteristiche generali e peculiari del paesaggio ligure”. Criterio che apre la porta a polemiche sulla congruità architettonica di un minareto con il paesaggio ligure. Le regole per indire consultazioni referendarie variano nelle diverse amministrazioni, ma a Genova – per esempio – la nuova norma regionale potrebbe non essere compatibile con lo statuto comunale secondo il quale “non possono essere oggetto di referendum le questioni riguardanti individui singoli o specifici gruppi di persone”. E la comunità religiosa interessata da un determinato luogo di culto può essere considerata uno specifico gruppo di persone, non solo musulmane. Anche se lo scontro e la polemica politica ha riguardato le moschee e le comunità islamiche è chiaro che la legge colpisce anche le comunità protestanti ed evangeliche che non voluto o potuto stipulare una intesa con lo Stato. Un ennesimo passo indietro verso la libertà religiosa, ma questo non interessa di fatto nessuna forza politica in Italia.

(red.)

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